21 Aprile 2008

Onore ad Antonio Campo Dall’Orto

Se si cerca un manager televisivo europeo che ha conquistato attenzione e meriti sul campo e non grazie ad appoggi politici o industriali, sicuramente Antonio Campo Dall’Orto può rispondere all’appello a testa alta: il golden boy della televisione italiana, nato professionalmente in casa Mediaset (è tra i più noti alumni del Master Publitalia) e noto soprattutto per il lancio di MTV in Italia, è negli anni riuscito a conservare un alto profilo manageriale e contenutistico, riuscendo a sopravvivere anche a vicende “fastidiose” come quella relativa a Luttazzi, che qualche mese fa lo ha pubblicamente indicato come artefice della sospensione improvvisa del suo “Decameron”.

Campo Dall’Orto non è più il giovane brillante che, a 28 anni, era vicedirettore di Canale 5: negli anni si è fatto le ossa affrontando sfide difficili come il recupero e la promozione di La 7, conquistatasi negli anni l’etichetta di televisione di élite sia in termini di qualità dei programmi che di profilo degli spettatori. Un progetto inseguito in modo caparbio e quasi irrazionale, che lo ha portato a rinunciare a possibilità molto importanti e che lo ha reso uno tra i manager più apprezzati della gestione di Marco Tronchetti Provera. Una fiducia che nel tempo si è tradotta col passaggio della responsabilità di MTV a quella di MTV e La 7, fino a quella dell’intera Telecom Italia Media.

Ora il Gruppo Telecom Italia ha cambiato gestione ed è iniziata la danza tipica dello spoils system: Franco Bernabé sta piazzando uomini di fiducia nei ruoli chiave ed evidentemente Dall’Orto gli ricorda troppo il management precedente. La decisione è chiara, ma decisamente criticabile: il manager è stato invitato a presentare dimissioni volontarie e a tornare nella “sua” MTV, a giocare con contenuti e programmi per ragazzini invece che con le sfide globali di un Gruppo che non ha mai voluto scommettere veramente sul mezzo televisivo, preferendo personaggi di dubbio profilo come il famigerato Luca Luciani invece che persone brillanti come il buon manager veneto.

In difesa di Antonio Campo Dall’Orto sono scesi in campo figure importanti per l’industria televisiva come Aldo Grasso, che ha pubblicamente elogiato il percorso professionale e creativo dell’ex-direttore di La 7 e delle sue scoperte. A questo punto, c’è da sperare che qualcuno dei vecchi interlocutori torni alla carica e gli offra il posto di primo piano che merita. Riguardo a La 7, invece, poniamo un fiore sul sarcofago che stanno costruendo intorno a programmi, strutture e prospettive. Abbiamo perso l’occasione di vedere nascere il famoso terzo polo ed a questo punto possiamo stare tranquilli che non lo vedremo per un bel po’ di lustri ancora.

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    17 Giugno 2007

    Ricky Records, la televisione senza televisore

    Il logo di Ricky RecordsDopo un po’ di mesi di rodaggio, si può dire che Ricky Records, la piattaforma italiana di Digital Video Recording remoto che ha rappresentato l’avanguardia di questo tipi di servizi nel nostro Paese, è oggi stabile ed affidabile. L’idea è semplice e già vista all’estero, ma quest’applicazione italiana ha dei punti di merito che possono essere apprezzati ed esportati in tutta Europa: lo standard tecnologico sottostante è quello del digitale terrestre, che garantisce una buona qualità delle registrazioni ed una discreta compatibilità con i più diffusi sistemi casalinghi, vista l’esportabilità dei filmati prodotti direttamente su DVD.

    La semplicità tecnologica, d’altra parte, è uno dei vantaggi di questo sistema: la scelta tra i formati disponibili viene guidata e spiegata in termini di qualità percepita. Accanto al formato digitale di alta qualità, infatti, vengono offerte due alternative che garantiscono risultati più modesti, ma sufficienti per essere viste via PC. Questa flessibilità garantisce ai clienti anche la possibilità di evitare download da 2 GigaByte, in favore di file compressi della metà o addirittura di due terzi. La possibilità di utilizzare download manager come il “solito”, grandioso, GetRight, evita di dover cestinare file che si scoprono rovinati o incompleti a causa dei tradizionali problemi di gestione dei grossi download da parte dei browser.

    I prezzi del servizio variano in base a queste differenziazioni di qualità e dipendono dalle modalità di pagamento scelte: si va da 3 Euro per l’acquisto di un programma in alta qualità pagato via telefonata all’899, fino ai 40 centesimi per ognuno dei programmi low-fi acquistabili con una “ricarica” da 50 Euro pagabile via PayPal. La scelta è per ora limitata ai principali canali televisivi nazionali: le tre reti Rai, le tre reti Mediaset, La 7. Su questo punto, effettivamente, si potrebbe osare di più: proprio perché il segnale di origine è quello del digitale terrestre, si potrebbe inizialmente ampliare il bouquet almeno ad altri canali disponibili su quelle frequenze.

    Riassumendo, il progetto è ad un buono stadio di sviluppo e può continuare a crescere bene, come e più dei siti che offrono servizi analoghi, ma in streaming. Accanto a punte di eccellenza come l’assistenza puntuale tramite il forum pubblico (un ottimo esempio di trasparenza), ci sono aree di miglioramento come la promozione del servizio stesso: più che la campagna in giro per i siti RCS/Dada, forse sarebbe stato più utile concentrare i fondi sull’avvio di un programma pay-per-action. Tuttavia, è opportuno dare fiducia al servizio ed a chi l’ha fondato, sperando che i crediti saggiamente distribuiti gratuitamente all’atto dell’iscrizione, non spingano troppi Furbetti del Webbetino a sottoscrivere troppi fake account con e-mail fantasma.

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