15 Giugno 2008

Microsoft, Yahoo!, Google e il prossimo che verrà

L’articolo di Vittorio Zambardino sul monopolio di Google è sicuramente un bel commento alle posizioni di Mr. TechCrunch, alias Michael Arrington, che nei giorni scorsi aveva espresso forti perplessità sull’accordo pubblicitario da 800 milioni di dollari tra Yahoo! e Google. Tra le righe, tuttavia, Zambardino va oltre il tema originale: estende il suo ragionamento sino a comprendere tutta la “guerra per la conoscenza” che, ormai da qualche decennio, sta coinvolgendo il mondo Occidentale. Una guerra che ha visto battaglie importanti ma non ravvicinate all’inizio e che invece sta oggi procedendo a tappe forzate e sempre più veloci, tra un annuncio ai mercati e l’altro.

Bisogna dire che, all’inizio, la guerra era legata soprattutto alla gestione “hardware” della profondità e dell’ampiezza della conoscenza: produrre macchine potenti (e con tanta memoria) rappresentava un buon biglietto da visita presso le grandi aziende ancor prima che presso i privati. Solo l’ascesa di Microsoft e il suo spostare l’asse verso il software, ad inizio degli anni Novanta, era riuscita a cambiare il livello di attenzione collettivo verso queste tematiche. Se prima eravamo abituati a confrontarci con una pletora di produttori di hardware, con Microsoft abbiamo imparato a convivere con un unico fornitore software: un soggetto capace, in apparenza l’unico, di offrire sistemi informativi capaci di gestire informazioni e dati su macchine diverse, in lingue diverse.

Forse proprio Yahoo!, oggi oggetto del desiderio di Redmond, ha fatto cambiare di nuovo paradigma appena pochi anni dopo: la gestione della conoscenza non più necessariamente legata all’hardware locale, ma nemmeno al software. Un solo programmino gratuito, un browser, necessario per accedere al patrimonio importante della directory numero uno: gestita da decine di persone apparentemente esperte, la classificazione del primissimo World Wide Web operata da Yahoo! era uno strumento invincibile per confrontarsi con un mondo nuovo. Solo il rafforzamento dei concorrenti nel far prevalere la tecnologia sull’uomo ha permesso un nuovo salto in avanti: Google non sarebbe esistita senza gli sforzi iniziali di Altavista o Lycos e i loro studi nel data mining.

Ora, ovviamente, viviamo in piena era-Google. Il sistema è pervasivo non tanto e non solo nel suo essere il motore di ricerca più utilizzato, ma anche e soprattutto nell’essere diventato la piattaforma più utile per declinare la maggior parte delle nostre attività in Rete. Ci piace e ci fa paura, ci supporta e ci fa arrabbiare: non possiamo farne a meno, perché permea il nostro mondo e il nostro modo di scrivere e leggere. Nonostante tutto, però, possiamo avere una certezza: Google non sarà l’eterno monopolista. Ci sarà un nuovo soggetto, nel giro di pochi anni, che ne prenderà il posto, lasciando a Google comunque uno spazio enorme, simile a quello attualmente detenuto da Microsoft. Ciò che cambierà sarà il mercato stesso: c’è qualcosa di diverso un po’ più in là, ma lo sapremo solo più in là nel tempo.

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    29 Ottobre 2007

    Unified Communications, il tormentone che turberà le vostre notti

    Se è vero che le indicazioni di Gartner sono il verbo supremo di ogni manager ICT sparso per l’Occidente (nel resto del mondo tale preponderanza andrebbe verificata), possiamo stare tranquilli che il tema “Unified Communications” diventerà il tormentone collettivo nelle aziende medio-grandi nei prossimi mesi. Già da qualche anno gli analisti di questa società pubblicano report in cui posizionano in un «Magic Quadrant» i principali competitor nella creazione di soluzioni complete in questo ambito: uno scenario che cambia periodicamente e che negli ultimi mesi ha visto attori tradizionalmente forti nel mondo delle telecomunicazioni (basti citare Cisco o Ericsson) finire nel campo dei «challengers» a favore di nuovi «leaders», capitanati al momento da Microsoft.

    Quest’ultima società, in effetti, ha dei piani aggressivi ed una visione integrata utile per conquistare questo promettente mercato: non punta a sostituire le reti telefoniche esistenti con soluzioni VoIP (strategia spesso seguita dai concorrenti), ma cerca di virtualizzare il collegamento tra tecnologie differenti (telefono fisso, mobile, e-mail, segreteria telefonica, IM, videoconferenza, etcetera) apponendovi sopra un ampio strato software che è progressivamente integrato a monte con i sistemi informativi aziendali ed è comodamente omogeneizzato a valle con le interfacce care all’utente finale (Microsoft Office in primis). Le campagne pubblicitarie del gigante di Redmond sulla stampa specializzata sono già partite: non è difficile immaginare grandi investimenti per tutto il 2008.

    L’unico concorrente che al momento sembra aver accettato la sfida a livello globale è IBM, che ha scelto una via meno proprietaria di quella Microsoft: da un lato ha infatti siglato un’alleanza a 360° con Cisco (integrando le applicazioni e le tecnologie di quest’ultima nella propria offerta), dall’altro ha lanciato la piattaforma UC² (Unified Communications and Collaboration), basata su standard aperti ed ampliabile a piacere anche da parte di attori terzi grazie ad un sistema di interfacce sia a livello applicativo (vedi Lotus Sametime e dintorni), sia infrastrutturale (alias sistemi e servizi, sia voce che video, di Cisco). Tuttavia, se IBM vola alto, Cisco non rinuncia alla sua origine di fornitore di hardware e perciò pone al centro dello sviluppo dei suoi piani di business la presenza di reti e telefoni proprietari.

    Ci aspettano mesi intensi, insomma. I professionisti del settore si stanno spingendo in scenari avvincenti, sebbene verosimili solo nel lungo termine: c’è persino chi, nelle ultime settimane, ha parlato di «morte dell’hardware». Nell’ambito di questa lotta tra giganti alla ricerca dell’eldorado della riduzione di costi a tutti i costi, prima o poi anche gli attori più piccoli dovranno scegliere una strada: molti guardano a Skype e si aspettano una presa di posizione chiara, vista la posizione preminente nell’ambito del mercato VoIP ma del tutto debole in quello aziendale. Persino lo strano annuncio della partnership tra Skype e 3 di oggi assume una luce diversa se letto in un’ottica Unified Communications: che i manager (ICT e non) tengano gli occhi aperti, perché avranno tante possibilità di risparmiare, ma anche tante scelte difficili da fare.

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    24 Marzo 2004

    Cittadini europei sballottati e poco convinti

    La multa di 497,2 milioni di Euro inflitta dalla Commissione Europea a Microsoft è solo l’ultimo atto di una lunga serie di inchieste. Alcuni giornalisti valuta positivamente l’accaduto per il potenziale influsso sul mercato, altri lo vedono addirittura come il primo passo verso un non meglio identificato “pluralismo informatico”.

    In ogni caso, la cifra è pari a solo l’1,6% del fatturato di Microsoft e probabilmente, ha notato il vicepresidente del gruppo, Brad Smith, la causa andrà così per le lunghe che anche nel caso in cui l’azienda dovesse effettivamente pagare, nel 2009 il mercato sarà chissà dove. Non a caso, Wall Street non si è nemmeno curata più di tanto della notizia.

    Microsoft proporrà davvero una versione dei sistemi operativi della famiglia Windows senza il Media Player entro 90 giorni? Rilascerà tutte le informazioni necessarie ai concorrenti entro i 120 giorni previsti? La Commissione ci crede così tanto da considerare l’evento il grande passo per permettere ai consumatori di scegliere. Al contrario, Steve Ballmer cerca di convincere il mondo che sono proprio i consumatori a “perderci”.

    Probabilmente, la verità sta nel mezzo. Lo status quo non può andare avanti. Ma quali sono le reali alternative?

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    15 Marzo 2004

    Microsoft: vittima o carnefice?

    I governanti europei hanno approvato all’unanimità l’idea del commissario Europeo per la concorrenza di sanzioni milionarie per Microsoft, colpevole di aver abusato della propria posizione dominante nel campo dei lettori multimediali con la tecnologia Windows Media ed in particolare col Player. La storia si ripete: stavolta è Real a lamentarsi. Qualche anno fa il tormentone era stato quello dell’agonizzante Netscape, ex monopolista travolto dallo sviluppo di Microsoft Internet Explorer.

    Non è difficile immaginare che la prossima sfida la lanceranno i produttori di instant messenger, visto che come è avvenuto nei due casi precedenti, Microsoft ha proposto MSN Messenger ed ha spazzato la concorrenza, imponendolo come standard mondiale: nulla hanno potuto fare attori pur storici del mercato come ICQ.

    Come se non bastasse, negli scorsi giorni è stata avviata l’ennesima vicenda giudiziaria oltreoceano: cittadini ed aziende del Minnesota hanno avviato la prima mozione collettiva contro la società, stavolta colpevole di posizione dominante con Office.

    Le notizie giudiziarie non bastano? No: Microsoft ha anche lanciato l’ennesima invettiva contro Lindows, non gradendo molto l’iniziativa Lin—ws.com.

    Riusciremo mai ad ascoltare notizie che hanno a che fare con la tecnologia, non con i giudici e le autorità antitrust?

    Qualcuna c’è: proprio oggi il gigante ha mostrato un gigantesco progetto pseudo-open source: sono ormai oltre un milione i membri della comunità che hanno avuto accesso ai codici sorgenti dei prodotti Microsoft.

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    22 Febbraio 2004

    Furti di codice e risvolti positivi

    Da sempre, quando si parla di virus e cracking, si usa una metafora da biologia umana: l’infezione fa bene perché permette di svelare punti deboli dell’organismo, sito o software che sia. Stavolta, la notizia del furto del codice sorgente di Windows ha colpito non soltanto per le dimensioni, ma anche per la reazione di Microsoft.

    Resasi conto che in un prodotto leader di mercato come Internet Explorer basta visualizzare un’immagine Bitmap per creare un Denial of Service, prima ha iniziato a diffondere minacce e diffide, poi si è impegnata a “rivedere il codice” dei suoi prodotti per tranquillizzare la clientela, soprattutto quella business.

    Sino ad ora, l’analisi più lucida della situazione sembra essere quella di Raulken, portale sulla sicurezza informatica dalle alterne fortune: viene avanzata anche un’ipotesi non del tutto nuova, ma significativa, quella per cui tutto il tormentone sia stato creato ad hoc. Verrebbe da aggiungere, come hanno proposto alcuni informatici, che alla fine è un modo bizzarro per la multinazionale di passare all’open source

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