15 Agosto 2007

Mattel, una ecatombe che si poteva evitare

La storiaccia della Mattel, che in questi giorni di scarse notizie è diventato il principale tormentone mediatico, sembra tratta da uno dei quei simpatici libri che, scritti per i manager alle prese con il crisis management, diventano testi di culto per gli studenti di Relazioni pubbliche. Diventerà un caso di scuola: agli occhi dei consumatori, ha tutte le caratteristiche per rimanere come ferita inguaribile sull’azienda dell’asteriscone rosso e presenta molti spunti di riflessione per chi si occupa di marketing, di produzione industriale, di comunicazione e persino di macroeconomia, viste le prese di posizione politiche che stanno emergendo in queste ore.

L’ultimo stillicidio mediatico che si ricordi nel campo dell’entertainment fu la saga del rootkit di Sony, un paio di anni fa: nulla in confronto all’ecatombe cui stiamo assistendo in questi giorni. In quel caso, infatti, i clienti finali erano un target meno delicato di quello attuale: ora si parla di giocattoli destinati ai bambini, perciò l’attenzione collettiva è amplificata e moltiplicata. Attenzione che, tuttavia, non sempre viene orientata in maniera corretta: i media parlano a ripetizione del problema della vernice contenente piombo, ma se si osservano le scilinguate liste ufficiali della Mattel, ci si rende conto che il 99% dei ritiri è in realtà legato al problema dei piccoli magneti ed il ritiro a causa della vernice tossica riguarda una sola referenza (l’ormai onnipresente personaggio del film Cars). Allo stesso modo, è facile notare che si continui a tirare in mezzo Barbie, nonostante solo un modello del tutto marginale della celebre bambola bionda è interessato dal ritiro.

La Mattel ed i suoi fornitori cinesi stanno ora sottoponendosi al calvario rituale, fatto di scuse, numeri verdi, videomessaggi lacrimosi e lettere aperte di manager-padri di famiglia. I politici europei, come quelli cinesi, promettono indagini approfondite e lanciano strali contro il primo produttore al mondo di giocattoli. I consumatori gridano vendetta e si chiedono (giustamente) come mai i giocattoli oggetto del ritiro avessero comunque i loghi di sicurezza previsti dalla normativa comunitaria. E pensare che tutto è iniziato due giorni fa con una presa di posizione troppo netta da parte di Mattel Italia: «i prodotti incriminati non sono mai stati distribuiti nel nostro Paese».

Gestita male la partenza della vicenda, Mattel è stata travolta nel nostro Paese come nel resto del Mondo. Addirittura, il magma dell’indignazione ha travolto anche aziende del tutto differenti, come Disney (che ha la sola colpa di aver concesso in licenza il famigerato personaggio a Mattel), ma soprattutto come Nokia, che per pura coincidenza negli stessi giorni ha diramato la comunicazione di un cambio gratuito per alcune batterie difettose. I casi di Mattel e Nokia sono stati presentati insieme all’interno di servizi nei telegiornali ed articoli su giornali e Web, nonostante l’obiettiva differenza di gravità dei ritiri e le diverse strategie adottate per rispondervi. C’è poco da fare: quando parte l’ondata dell’indignazione collettiva, fermarla è quasi impossibile. Almeno fin quando non ci saranno notizie più appealing nei flussi delle agenzie…

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    26 Marzo 2004

    Un cellulare via l’altro

    Al CeBIT, una delle fiere più importanti del settore, la Nokia aveva lanciato solo un modello, il multimediale 7610: questo, a quanto pare, aveva creato un certo malumore tra gli investitori. Per recuperare la fiducia degli addetti ai lavori, ora il Ceo dell’azienda finlandese ha mollato la bomba: nel 2004 l’azienda proporrà 40 nuovi modelli di cellulari.

    D’altra parte, Alcatel di modelli ne ha appena presentato una decina ed un altro operatore europeo, Sagem, non ha fatto mancare le sue proposte. Per non parlare degli altri produttori internazionali, che continuano a scaricare sul mercato decine di terminali, per la maggior parte dei casi variazioni sul tema design, più che grandi innovazioni tecnologiche.

    Il dubbio sorge spontaneo: è vero che gli europei amano comunicare ed il GSM è uno strumento più che appropriato per esprimere questo “bisogno” così impellente. Ma perché non proporre qualcosa di veramente innovativo, invece di continuare a mescolare il minestrone aggiungendo qualche piccolo ingrediente ogni tanto? Alla faccia dell’UMTS.

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    4 Marzo 2004

    Alcatel, dalla Francia con furore

    Sembra sempre più marcato il destino di Alcatel, leader francese nato una quindicina di anni fa dall’evoluzione dell’ex Compagnie Générale d’Electricité.

    Qualche giorno fa, si era diffusa la voce di una possibile cessione della produzione di telefoni cellulari, con tanto di smentita di Nokia sulla possibile acquisizione. Ieri, il trionfale annuncio di possedere oltre il 40% del mercato delle linee digitali e quasi 40 milioni di linee simil-ADSL.

    Anche gli ultimi annunci commerciali sembrano andare più nel senso di una maggiore focalizzazione sul settore business, piuttosto che sui terminali per il mercato consumer, che non ha mai sorriso abbastanza alla pur innovativa azienda.

    Da tenere d’occhio, inoltre, le evoluzioni di WLan, la piattaforma che coniuga wireless e lan aziendali: è bello vedere tanta effervescenza in un’azienda europea…

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