22 Aprile 2004

L’acqua calda fa notizia

Spadroneggia da diversi giorni, su Google News, una notizia che, semplicemente, non è una notizia. Nonostante sia stata diffusa da AdnKronos, Ansa e Reuters, la buona novella di un servizio per gestire blog fotografici non contiene niente di nuovo né in termini di blogosfera, né in termini di diffusione in Italia: Splinder ospita decine di “fotoblog”.

C’è da supporre che i tre studenti veronesi autori della piattaforma Fotolog abbiano saputo gestire meglio di tanti altri i canali dell’informazione: una volta che una “notizia” raggiunge le agenzie, automaticamente viene ripresa da decine di portali, ma anche linkata in Google News e, soprattutto, citata da chissà quanti bloggers.

Massimo Mantellini, ad esempio, ha semplicemente deriso l’idea: tuttavia, probabilmente, quel post (e questo qui, ovviamente), serviranno principalmente ad aumentare la notorietà di Fotolog. Che, in realtà, non è un “blog fotografico”, ma una piattaforma che cerca di vendere gadget personalizzati con tanto di immagini “bloggate”, da sé o da altri. Non così diversamente da tanti altri che, in un modo o nell’altro, sul termine “blog” stanno speculando allegramente…

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    23 Marzo 2004

    Cattivo giornalismo: non notizie ed “invidie”

    Ieri si parlava di cattiva informazione. Oggi apprendiamo che il fenomeno dei blog sta implodendo. Sembrerebbe «una febbre ormai passata». A questa conclusione giunge un imbarazzante articolo di una sedicente giornalista, Annalisa Sbrizzo. Non è la prima volta che su Infocity aspiranti giornalisti esultano per la (presunta) crisi del modello blog. Invidia? Paura?

    Su Webmasterpoint.org, viene ripreso un articolo sulla stessa tonalità, sembrerebbe da TGcom. Anche qui, ci si pone “interessantissimi” come il domandarsi se si tratta di

    «semplice battuta d’arresto da temporaneo inaridimento della vena poetica di romanzieri e scrittori in erba di tutto il mondo o drastico ridimensionamento di un fenomeno sovrastimato».

    Altri invidiosi?

    Ma non è l’unico caso di cattivo giornalismo su questa specie di “testata giornalistica” del gruppo Mediaset. In home page viene annunciato che è nei prossimi giorni sarà disponibile il suffisso .xxx per i domini a sfondo erotico. Nell’articolo si rettifica, sostenendo che saranno offerti dal primo maggio, se l’Icann li valuterà positivamente. Peccato che sul comunicato ufficiale dell’istituzione si parla semplicemente del fatto che inizieranno a maggio semmai inizieranno a vagliare la proposta della fantomatica International Foundation for Online Responsibility.

    Proviamo a rivolgerci alle agenzie, allora. Si possono trovare perle come l’articolo di Reuters su Google che inizia con la significativa frase

    «Il boom di Google è destinato a far cilecca ancora prima di essere innescato?»

    e va avanti (mal tradotto) nel dimostrare il successo del motore di ricerca. Un altro esempio di “invidia”?

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    17 Febbraio 2004

    Uno Puntozero versione 2004

    Anche quest’anno Uno Puntozero ha fatto notizia: nei giorni scorsi un numero imprecisato di riviste digitali e non ha ripreso le agenzie di Reuters, Adnkronos, Ansa a proposito del risultato di un sondaggio Swg dagli esiti abbastanza scontati. Il 65% degli utenti Internet è a favore dell’audio su Web e questa ricerca di mercato è stata utilizzata dal nostro per il lancio del sito Speakage.

    Il sito stesso è una prova del prodotto che offre. Ma oltre a dire su una base unz unz qualcosa del tipo “Siamo a tua disposizione per qualsiasi informazione” non sembra fornire molte informazioni supplementari a quelle che si possono leggere.

    In passato il buon Marco Camisani Calzolari aveva avuto idee più originali: un esempio è carino Matrimoni On Line, una comunità virtuale in cui coppie che magari non possono farlo nella realtà si regalano un matrimonio virtuale, con tanto di fedine e certificato.

    Fai attenzione, Marco. O farai la fine di Claudio Cecchetto e delle sue idee faraoniche…

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    29 Gennaio 2004

    Super Bowl: quando un evento locale fa notizia in tutto il mondo

    Quanti seguono il football americano, in Italia? Pochi, si può immaginare: vero che in Italia esistono siti specializzati, ma appare essere uno sport di nicchia in termini, ad esempio, di ascolti televisivi.

    Il logo della NFLTutto il mondo, tuttavia, conosce il mito del Super Bowl: un evento che si ripete ogni anno, di questi tempi. Anche chi è a digiuno di sport verrà accompagnato da un vero e proprio turbinio di notizie. I siti in lingua italiana ci fanno riflettere sugli stipendi degli atleti, ci illustrano le misure di sicurezza, spettogalano sul cast musicale (con la clamorosa esclusione degli U2) o mettono in allerta gli scommettitori.

    Uno degli aspetti più interessanti riguarda la consueta enfasi sugli investimenti pubblicitari: la Rai sottolinea i costi proibitivi, Reuters sottolinea come la CBS possa permettersi di rifiutare spot milionari, se contrari alla politica dell’azienda. Proprio il broadcaster statunitense lancia l’iniziativa più originale: una “gara” tra i 10 commercial più “memorabili” visti nel SuperBowl. Da non perdere, per gli amanti della storia della pubblicità…

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    15 Gennaio 2004

    Pellicole obsolete e media alla ricerca dello scoop

    Un italiano legge Il Corriere della Sera… Apprende così che «Kodak si dedicherà solo al digitale in Occidente», come recita il titolo dell’articolo. Vista così, sembra che ben poca vita rimanga all’idea “tradizionale” del rullino, dello sviluppo, della stampa. Punto Informatico sembra confermare questo scenario, titolando il suo articolo «Kodak: la pellicola è superata».

    In realtà, leggendo gli articoli, si capisce che la decisione del colosso statunitense Eastman Kodak Company è ben più modesta: smetterà la vendita di apparecchi delle macchine fotografiche APS, la bufala fotografica degli ultimi anni. Reuters sembra molto più precisa nel commentare la notizia: il titolo è «Fotografia, Kodak sospende produzione di apparecchi Aps» e schematicamente vengono chiarite le decisioni dell’azienda. Verrebbe da dire “viva le agenzie di stampa”, anche perché i principali media europei hanno trattato la vicenda in maniera simile a Corriere.it.

    Tanto vale leggere il comunicato ufficiale dell’azienda, allora: le cose cambiano ancora. Come da manuale, gli addetti stampa dell’azienda sottolineano le notizie positive, relegando in posizione marginale quelle di carattere dubbio. La realtà ha più sfaccettature di ciò che può sembrare…

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