20 Agosto 2007

OK, Veronesi prima di tutto

Arriva il relax di agosto e ci si ritrova a fare cose strane: ad esempio a comprare riviste, da leggere in panciolle, che mai si sarebbe pensato di comprare in tempi normali. Per chi non è particolarmente interessato alle tematiche legate a salute e dintorni, OK - La salute prima di tutto rientra in questo mercato di “curiosità in edicola”. Il segreto, da parte della redazione, sta nel proporre copertine attraenti al primo sguardo: il progetto editoriale della rivista, d’altronde, risponde a questa esigenza ogni mese, piazzando un personaggio noto in copertina a testimoniare le proprie vicessitudini sanitarie.

La copertina del numero di agosto 2007 di OK - La salute prima di tuttoPer rendere attraente il numero di agosto, la scelta non poteva che ricadere che su un mito nazional-popolare del calibro di Claudio Baglioni, chiamato a raccontarci le sue sventure in campo ortottico. Con un trucco, però: sotto al suo viso in caratteri cubitali viene pubblicizzato il servizio principale del numero, non correlato con l’esperienza del cantante, che spiega perché le storie d’amore finiscono soprattutto in agosto. E si sa, il binomio Baglioni & amore è un grande bestseller italiano. Anche altri grandissimi personaggi del calibro di Jo Squillo o Valerio Massimo Manfredi con le relative malattie portano il loro contributo alla rivista.

Lo spirito ecumenico della rivista viene svelato dagli altri articoli segnalati in copertina: tra tutti spicca quello che promette di svelare il mistero della notevole attrazione che le transessuali esercitano su uomini tradizionalmente eterosessuali. Servizio che, per inciso, è di pessima fattura, visto che ricorre alla banale (ed erronea) distinzione per cui i travestiti sono uomini che si sollazzano a vestirsi da donna e le trans ex-uomini che hanno cambiato organi genitali. Al di là di questo argomento specifico, comunque, l’attenzione per sesso e dintorni è a livelli sospetti: basta dare un occhio al sommario in Pdf disponibile sul sito per notare articoli del tipo «Può far male astenersi dal sesso?», «Via l’utero, ma il piacere non si tocca»,  «No al sesso orale, c’è il papilloma virus».

Da notare che sul sito non ci sono solo le immagini della copertina o del sondaggio: vengono pubblicati anche l’articolo di copertina, molti degli altri testi pubblicati sulla versione cartacea e contenuti aggiuntivi. Sorge il dubbio del perché si debbano spendere 2,20 Euro per testi non del tutto imperdibili, che si trovano in Rete gratis. In misura di un’elemosina di 10 centesimi per copia, il giornale gode dell’egida di quel santo uomo che risponde al nome di Umberto Veronesi cerca di dare dignità persino ad articoli che parlano di psicofisiognomica (…), con boxettini-foglia-di-fico in cui l’omonima fondazione, garante della scientificità della rivista, approva la pubblicazione degli stessi solo nei termini di “gioco dell’estate”. Si tratta sicuramente di un modo come un altro per finanziare la bistrattata ricerca scientifica italiana, ma quanta fatica…

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    3 Luglio 2007

    Ricerca scientifica, knowledge aziendale e notiziole

    Capita, in un Paese in cui la liberalizzazione del mercato elettrico fa abolire le cravatte, che sia possibile discutere con manager illuminati (appunto) a proposito dell’impatto delle tanto amate tecnologie Web 2.0 rispetto alla condivisione della conoscenza aziendale. Succede anche, per coincidenza, di parlarne con esponenti della maltratta comunità della Ricerca scientifica italiana: anche qui, apertura ed interesse. Poi, però, si cerca di tirare delle conclusioni e viene fuori che tutti trovano decisamente difficile assumere una posizione netta in merito a questi fenomeni: i mondi accademico ed aziendale hanno preoccupazioni simili, ma finalità spesso diverse. E l’utilizzo degli strumenti di interazione in Rete sottolineano questa complessità di vedute.

    Non è infatti possibile sintetizzare un approcccio ”buono per tutti”: non è vero che qualsiasi strumento supporti correttamente tutti gli utilizzatori allo stesso modo. Sarà anche interessante seguire i tentativi di tenere lezioni via Second Life, ma questo non vuol dire che lo stesso strumento possa essere esportato ex abrupto nel mondo del business; potrà anche essere apprezzabile notare gli sforzi delle aziende nel cercare di intervenire nei dibattiti della blogosfera, ma non si possono biasimare i ricercatori scientifici che nutrono qualche timore nel condividere le proprie scoperte sulla Rete.

    Una vignetta tratta dal tumblelog cos'(e')

    I siti che permetterebbero di farlo, tra l’altro, ci sono già: Nature Precedings è il sistema che sta attirando più attenzione.  La perplessità di molti riguarda la proprietà intellettuale degli studi pubblicati: da un lato, la licenza Creative Commons, applicata a documenti così rilevanti, fa sorgere sempre qualche paura sulla contendibilità delle informazioni e sulle tentazioni dell’editore; dall’altro, la solita giungla del mondo scientifico fa sì che si corrano seri rischi di non-attribuzione e finte paternità furbette di opere brillanti. Da notare come problemi simili, portati in ambito aziendale, esplodano drammaticamente: nel momento in cui ad ogni “idea” corrispondono potenziali business, le aziende si guardano bene dal provare anche solo a condividere gli insight in questione.

    I singoli dipendenti, così come i ricercatori, portano avanti la propria vita virtuale su piattaforme esterne a quella dell’organizzazione di appartenenza: raccontano la vita quotidiana, illustrano (poco) le attività quotidiane sul posto di lavoro, riflettono sulle disparità di trattamento, magari commentano le notizie del giorno. E la criticità maggiore, in un mondo che della conoscenza fa la principale moneta di scambio,  diventa proprio questa ritrosia nel comunicare idee attraverso strumenti condivisi ed “ufficiali”: si finisce, inevitabilmente, a commentare più i fattarelli della blogosfera che a condividere informazioni nuove. In fin dei conti solo le attività di social networking sembrano funzionare bene in ambito professionale: per quanto riguarda i contenuti, le notiziole dei quotidiani la fanno da padrone.

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    14 Gennaio 2004

    Come l’Europa perde le sue “stelle”

    Il Time striglia l’Europa, e fa bene: laureati, masterati, dottorati scappano a gambe levate. Chissà a quante persone sparse per il mondo in questo momento fischieranno le orecchie…

    La copertina del Time che ritrae Sandra Savaglio, eroina degli scienziati europei costretti ad emigrareIl Corriere della Sera si focalizza sulla storia di copertina del prestigioso periodico, relativa all’astonoma italiana Sandra Savaglio, di origini calabresi, scappata dall’Osservatorio Astronomico di Monte Porzio Catone, per raggiungere il Physics & Astronomy Department della Johns Hopkins University di Baltimora, negli Stati Uniti.

    Fa tenerezza, il sito di Sandra. Ci sono (incomprensibili, per noi profani) appunti scientifici e tenere immagini della sua famiglia. Per cogliere la dimensione più umana di queste esperienze, Corriere.it ha anche aperto un Forum sul tema, chiamandolo I cervelli in fuga. Dando una rapida scorsa ai topic, si vedono le voci di protesta di ricercatori italiani “alla frutta”.

    Come dar loro torto? Il fenomeno della fuga, specie in ambito scientifico, sta diventando così macroscopico che gli scienziati italiani all’estero hanno aperto una propria comunità su Yahoo! Groups. Anche la nostra Sandra scrive (da) laggiù: l’ultima volta, per segnalare Why Italians Are Saying “Arrivederci”, articolo apparso su Business Week a dicembre.

    Governo? Parlamento? C’è qualcuno? Che siano scappati anche quei cervelli lì?

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