Quando un paio di anni fa ci si rallegrava per il consolidamento di Sky sul mercato italiano e soprattutto per l’avvio delle nuove tecnologie (alta definizione in primis), tutto sommato si parlava di una realtà ancora in divenire. Si trattava tutto sommato del corpo della vecchia Telepiù con qualche sprazzo di Stream, con un progressivo innesto di manager internazionali di fiducia del buon vecchio Murdoch. Nessuno capiva in realtà la portata del fenomeno: unico dato disponibile il numero di abbonati dichiarato dalla società stessa, ma nessuna ipotesi, nemmeno remota, sugli ascolti.
Oggi, invece, Sky è una realtà del tutto diversa. I suoi ascolti, difficilmente confrontabili con quelli espressi in milioni di spettatori come avviene nelle TV generaliste, rappresentano nicchie qualitativamente uniformi, interessanti per gli investitori pubblicitari meno legati ai prodotti di massa. Il numero di abbonati cresce in maniera continua e dovrebbe sfiorare i 5 milioni di titolari nel giro di pochi mesi. Il relativo bacino di pubblico arriva a contare non meno di 13 milioni di spettatori, ivi compresi quelli che le TV più classiche non le guardano da un pezzo, ma si appassionano velocemente ai contenuti offerti dal loro costoso, ma variegato, abbonamento alla pay TV.
Sky, inoltre, è cresciuta anche dal punto di vista organizzativo: quando ad inizio agosto Murdoch aveva negato la possibilità, per motivi politici, di quotare in Borsa Sky Italia, tutti ci siamo reso conto che la Sky di oggi non è più un’impresa marginale, ma un attore industrialmente importante del mercato editoriale. La sensazione si è fatta ancora più forte quando, qualche settimana dopo, Tom Mockridge ha presentato i propri piani per la stagione 2007-2008: la cifra di 1,4 miliardi di Euro di investimenti (di cui 700 solo per i canali sportivi) è del tutto rilevante e soprattutto importante per settori come quello dei canali tematici che, prima dell’ingresso di Sky, erano del tutto asfittici.
Mentre come ogni anno riparte l’ottovolante di Telecom Italia in base ai rumors di acquisizione da parte di Murdoch delle attività di Telecom Italia Media, il crescente potere di Sky si nota anche nei bracci di ferro sempre più duri con la Lega Calcio: solo interventi normativi permetteranno di ridimensionarne il ruolo e di riportarlo al livello di Rai e Mediaset che, sebbene sensibilmente più grandi in termini di bacini d’utenza e raccolta pubblicitaria, sono decisamente rimaste indietro in termini di evoluzione del proprio business. Chissà come evolverà il contesto politico: probabilmente, se rimarrà tutto così, Sky avrà ancora molto da dire sul mercato italiano.


Rupert Murdoch

Sky

Telecom Italia

Telecom Italia Media

Tom Mockridge
Gli italiani hanno una certa simpatia per Tiscali, soprattutto quando si ascoltano le mirabolanti avventure internazionali dell’ISP, cresciuto notevolmente in Europa con acquisizioni chiave come quella di World On Line o quelle avvenute in Francia, Germania, Gran Bretagna. I francesi, probabilmente, riservano altrettanta e maggiore simpatia per Wanadoo, l’operatore Internet del gruppo France Télécom.
La storia è simile: negli ultimi anni Wanadoo si è espanso verso la Spagna, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna. La notizia di oggi è che anche Freeserve, storico operatore “free” britannico, assumerà il marchio francese, inconfondibilmente arricchito con quella doppia “oo” che sembra necessaria per sfondare su Internet (vedi Yahoo! o Google…).
Ma le similitudini di Wanadoo con altri operatori europei, sono forse ancora maggiori se si confronta la situazione societaria francese con quella della tedesca T-Online e Telecom Italia Media, titolare di Virgilio e Tin.it. Se in Francia il monopolista ancora controllato dallo Stato ha riassorbito lo spin-off internettaro, ora sembra essere il turno di Deutsche Telekom. Inutile prevedere che presto verrà in mente di fare altrettanto a Telecom Italia.
E le authority antitrust? Non hanno nulla da dire su queste “coagulazioni” di aziende che erano state smembrate per garantire un minimo di concorrenza nei settori del wireline, del mobile, del Web? Sembrano quasi rasserenanti, oggi, le parole che Tronchetti Provera aveva detto poco più di una settimana fa…


Deutsche Telekom

France Télécom

Google

Marco Tronchetti Provera

T Online

Telecom Italia

Telecom Italia Media

Tiscali

Virgilio

Wanadoo

Yahoo
Sembrava che le cose andassero meglio, per l’altalenante mondo delle telecomunicazioni, dopo i primi, orribili anni del nuovo decennio.
Oggi sorge qualche dubbio, però, considerando che France Télécom, l’operatore telefonico di bandiera in Francia, ha abolito oltre 13mila posti di lavoro lo scorso anno ed oggi ha annunciato ulteriori 14.500 esuberi. Da notare che, per arrivare alla cifra di 8.800 posti spariti in Francia, vengono addizionati gli spostamenti verso altre aziende statali francesi ed i pensionamenti anticipati e sottratte le 1.400 nuove assunzioni, che sembrano essere soprattutto di venditori nei punti vendita e operatori di call center.
Tutto il progetto si inserisce nel piano di rilancio della compagnia francese: noi italiani ricordiamo come, per fare cassa, l’azienda francese era scappata da Wind, ormai un anno fa, regalando il totale del controllo della compagnia telefonica “arancione” all’Enel.
In Italia, comunque, il mercato riceve segnali diversi: e.Biscom S.p.A. ha negli scorsi giorni suonato la fanfara a proposito dei buoni risultati nel 2003. Non bisognerebbe, però, ricordare che questi risultati, più che da un reale exploit dell’azienda, derivino soprattutto dalla cessione di Hansenet ed e.Bisblanks al Gruppo Telecom Italia? Da notare che, se tutto va bene, il vero utile arriverà non prima del 2005…


e.Biscom

Enel

Fastweb

France Télécom

Hansenet

Telecom Italia

Wind