27 Gennaio 2008

La blogizzazione dei giornali miete vittime

Questa è una storiella dedicata ai lettori di .commEurope abitanti nel mondo reale e non nella blogosfera (alias la maggior parte): è quella del blogger italiano Paul The Wine Guy che, pur avendo iniziato a curare il suo blog da pochi mesi, è riuscito a ottenere una grande notorietà tramite iniziative originali e innovative. Qualche esempio? Il Blogstar Deathmatch, perfetto per attirare l’attenzione delle vedette nostrane, oppure 7 giorni senza Google, utile per guadagnarsi la simpatia di tuti gli altri blogger Google-dipendenti (alias la maggior parte). Ultima idea originale: la serie Understanding Art for Geeks, pubblicata periodicamente sul suo blog e poi sistematizzata su Flickr.

'The Thinker' di Auguste Rodin nella versione di Paul The Wine GuyUn’ulteriore occasione per ricevere grande attenzione, soprattutto nel mondo dei tumblelog nostrani, ansiosi ogni volta di pubblicare le nuove puntate della serie. Arriviamo infatti ai giorni nostri: l’idea di utilizzare le opere più celebri della storia dell’arte e “personalizzarle” ad uso e consumo dei geek di tutto il mondo è sublime, ma soprattutto virale. La pubblicazione su Flickr è il grilletto: ogni opera accumula decine di migliaia di visite e rapidamente permette a Paul The Wine Guy di ottenere l’attenzione dei grandi siti internazionali. Inizia Slashdot, con il classico dibattito sui massimi sistemi tipico di questa piattaforma, poi arriva l’intervista con underwire, blog di Wired:

«Paul, who requested his last name not be used so his boss doesn’t know he’s occasionally slacking off, works as a web developer in Northern Italy. He tells the Underwire that the project was inspired by his two passions: art and computers. When he was younger, he attended the Academy of Fine Arts of Brera in Milan, and found it easy to “see the hilarious side of a painting.”»

In questa glorificazione internazionale si inserisce anche l’italianissimo Corriere.it: mette in home page il set completo di Understanding Art for Geeks pubblicato sino ad ora. Peccato che “dimentica” qualsiasi attribuzione a Paul The Wine Guy: unica concessione, dopo tutte le polemiche viste negli scorsi mesi, una laconica scritta “Da Flickr.com”, senza link. Scoppia una mobilitazione generale tra i titolari di tumblelog, che esprimono la solidarietà a Paul The Wine Guy: questi, intelligentemente, nota di non essere un angioletto in termini di rispetto del diritto d’autore, concludendo, a proposito dei suoi carnefici,

«devo disimparare nel chiamarli giornalisti. Perché se scrivono mediocremente, fanno errori, sono servili, cascano nelle bufale e copiano tutto ciò che gli capita in giro come un qualsiasi blogger preso a caso, beh, non vedo più nessuna differenza.»

La storia finisce con il ravvedimento del Corriere della Sera, che inserisce la citazione del sito di Paul The Wine Guy, ovviamente senza link. Ma è proprio l’osservazione di Paul che sintetizza, insieme alle discussioni tra giornalisti illuminati come Alberto D’Ottavi e Vittorio Pasteris, l’insegnamento di questa vicenda: la “blogizzazione” dei giornali è un processo complesso, che avviene in un momento storico in cui il diritto d’autore, in Italia, viene gestito in maniera bizzarra, tra vincoli a senso unico e immagini da “degradare” ai sensi di legge. Ecco, Paul The Wine Guy deve anche stare attento: a quest’ora avrà la SIAE alle calcagna per la pubblicazione delle opere d’arte…

  • Permalink • Stampa • 4 commenti

    19 Aprile 2004

    I britannici, gli italiani e le comunità di toothers

    Non si parla d’altro, nel mondo virtuale europeo: una serie di articoli sui principali quotidiani (in Italia ha provveduto La Repubblica) ha diffuso presso il grande pubblico la tecnica del toothing, presentato come moda che impera sui mezzi pubblici britannici. L’idea è semplice ma divertente: abbattere l’enorme noia dei viaggi da pendolari attraverso l’invio di messaggi, tramite tecnologia Bluetooth, a cellulari, PDA, notebook delle altre persone presenti nel mezzo. La finalità, però, non è tanto parlottare, ma dedicarsi ad un passatempo decisamente più avvincente: la domanda esplicita, “Toothing?” è un invito a dedicarsi, magari nella toilette, ad atti sessuali.

    L’idea, insomma, non è creare una specie di comunità basata su interessi professionali o personali: si tratta di stabilire rapporti uno-ad-uno nel minor tempo possibile, magari inoltrando l’invito all’ingrosso. Qualcuno abboccherà: la noia è forte ed il tempo è tanto. A posteriori, la comunità la si costruisce on line: guidati da tale Toothy Toothing, i toothers scambiano consigli ed esperienze su un forum in lingua inglese. Qui inizia l’aspetto che colpisce di più: la comunità virtuale è diventata rapidamente internazionale, in base allo spazio che i media dei vari paesi hanno offerto al sistema di (diciamo così) abbordaggio tecnologico.

    Così si scopre che gli italiani, in un lasso di tempo rapidissimo, hanno letteralmente riempito il forum. Se gli inglesi si dilettano a discutere di “etiquette”, gli italiani si lanciano subito in offerte a dir poco dirette. Allo stesso modo, mano a mano che tutta l’Europa scopre il fenomeno attraverso quotidiani cartacei ed on line, nuovi astanti partecipano alla discussione sul forum che, tra l’altro, in queste ore ha evidenti problemi di sovraccarico. Si tratta di una comunità particolare non solo per il tema dominante, ma anche per come è nata e cresce: del tutto guidata dai media, del tutto in totale evoluzione.

    Quando a marzo Wired aveva parlato del fenomeno, le frecciatine andavano verso la “stranezza” degli inglesi: meno di un mese dopo, l’iniziativa sembra ormai interessare tutta l’Europa. I più attenti ai fenomeni della Rete scommettono che sarà una moda passeggera ed al prossimo articolo di costume nascerà una nuova moda ed una nuova comunità. L’esperimento, però, è istruttivo: vedremo cosa succederà quando le tecnologie di social networking permetteranno di condividere qualcosa di più di un’avventura sul treno. A quel punto, i confini tra comunità virtuali e condivisioni dal vivo saranno molto più sfumate di oggi.

  • Permalink • Stampa • Commenti
    Made with WordPress and Semiologic • Boxed skin by Denis de Bernardy