L’EFF e la quadratura del cerchio

Un'immagine tratta dal sito dell'Electronic Frontier FoundationSolitamente l’Electronic Frontier Foundation è conosciuta per le battaglie in favore della libertà di pensiero e, potremmo dire, “di navigazione”: basta navigare sul sito istituzionale per trovare un accorato appello al Parlamento Europeo impegnato a propugnare la direttiva pro-copyright, ma anche l’interminabile lista RIAA v. The People, dedicata alle azioni legali nei confronti di utenti P2P.

Proprio questo tema sembra aver scaldato da un bel po’ l’animo della Fondazione: la nuova ideona è quella di proporre alle major un abbonamento mensile che consenta di scaricare, per una cifra del calibro di 5 dollari statunitensi, quanta musica si vuole. Qualcuno ha già ironizzato sul fatto che un solo brano su iTunes costa 99 centesimi e già questa cifra sembra troppo poco per alcuni produttori. Qualcun altro, nelle comunità virtuali dedicate all’argomento, si è lasciato andare ad ampi sfoghi perché stufo dell’equilibrio instabile tra aziende discografiche, artisti, consumatori.

Il cerchio continua ad essere tondo: fa tristezza vedere Napster 2.0 che arranca e c’è tanta rabbia da una parte e dall’altra dell’Oceano. Nessuno riesce a trovare la quadratura tra libertà e rispetto del lavoro altrui. E non sembra proprio così utile continuare a denunciare a destra e a manca

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