Cattivo giornalismo: non notizie ed “invidie”

Ieri si parlava di cattiva informazione. Oggi apprendiamo che il fenomeno dei blog sta implodendo. Sembrerebbe «una febbre ormai passata». A questa conclusione giunge un imbarazzante articolo di una sedicente giornalista, Annalisa Sbrizzo. Non è la prima volta che su Infocity aspiranti giornalisti esultano per la (presunta) crisi del modello blog. Invidia? Paura?

Su Webmasterpoint.org, viene ripreso un articolo sulla stessa tonalità, sembrerebbe da TGcom. Anche qui, ci si pone “interessantissimi” come il domandarsi se si tratta di

«semplice battuta d’arresto da temporaneo inaridimento della vena poetica di romanzieri e scrittori in erba di tutto il mondo o drastico ridimensionamento di un fenomeno sovrastimato».

Altri invidiosi?

Ma non è l’unico caso di cattivo giornalismo su questa specie di “testata giornalistica” del gruppo Mediaset. In home page viene annunciato che è nei prossimi giorni sarà disponibile il suffisso .xxx per i domini a sfondo erotico. Nell’articolo si rettifica, sostenendo che saranno offerti dal primo maggio, se l’Icann li valuterà positivamente. Peccato che sul comunicato ufficiale dell’istituzione si parla semplicemente del fatto che inizieranno a maggio semmai inizieranno a vagliare la proposta della fantomatica International Foundation for Online Responsibility.

Proviamo a rivolgerci alle agenzie, allora. Si possono trovare perle come l’articolo di Reuters su Google che inizia con la significativa frase

«Il boom di Google è destinato a far cilecca ancora prima di essere innescato?»

e va avanti (mal tradotto) nel dimostrare il successo del motore di ricerca. Un altro esempio di “invidia”?

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