Banche che sbancano e banche che si sfasciano

KPMG Business Advisory, consulting firm di fama mondiale, ha reso noto il suo semestrale rapporto sulla finanza sul Web italiano. Fenomeno interessante, che prima di tutti gli aspetti strettamente commerciali, ha portato in tutta Europa una ventata di freschezza tra i flussi comunicativi delle stantie banche (spesso di matrice ex – pubblica) ed i dinamici consumatori, spesso frenati nel loro switching tra i vari servizi da incomprensibili balzelli.

Un esempio di eccellenza è stato senza dubbio Fineco, la banca virtuale attualmente parte della galassia Capitalia. Una volta finiti i fasti di fine anni ’90 (con tassi creditori che veleggiavano sul 5%!), negli ultimi anni ha saputo affermarsi a livello continentale come tra i principali leader per quantità di eseguiti, nelle operazioni finanziarie. Negli ultimi anni, Fineco sembrava così inattaccabile da far sembrare ridicole iniziative analoghe di altri gruppi bancari: tuttavia, ad inizio aprile, i correntisti Fineco hanno avuto una vera e propria doccia gelata. I tassi creditori sono crollati allo 0,25% e sono state introdotte spese forfettarie di circa 6 Euro mensili, oltre alle spese di chiusura conto corrente, cui vanno aggiunti i tradizionali bolli statali. Tutto come una banca tradizionale off line?

In confronto, brillano maggiormente la trasparenza e le condizioni di IngDirect, seppure nel settore limitrofo dei conti di deposito: hanno saputo coniugare crisi finanziarie varie (i tassi ora veleggiano sul 3%, dopo essere arrivati al 6%) e comunicazione brillante. Il lancio di Mutuo Arancio, c’è da scommettersi, sarà perciò un (meritato) successo al pari del Conto Arancio. Nel frattempo, nuovi attori come IW Bank stanno velocemente ampliando il proprio parco clienti.

Tornando al rapporto KPMG, ciò che colpisce è soprattutto il volume di affari del settore: il 20% dei conti correnti italiani è oggi sul Web. Sembrano in netta crescita gli italiani che recidono il cordone con la banca fisica ed aprono solo conti virtuali. Gli italiani utilizzano 6,3 milioni di conti correnti: il lato negativo è che solo 2,1 milioni sembrerebbero operativi. Chissà gli altri perché rimangono svenuti.

Rispetto al 2002, comunque, 1,5 milioni di conti correnti in più sono un buon risultato per un settore che, senza dubbio, può “trascinare” l’attività su Rete di molte aziende e consumatori, in Italia ed in Europa. Sarebbe ora, ad esempio, che un intermediario affiancasse la propria offerta di gestione delle transazioni con carta di credito a quella di Banca Sella, leader incontrastato del settore.

Difficile capire se la presenza esclusiva dei maggiori player del settore bancario italiano (KPMG stima un 13,8% delle transazioni per UniCredit e giù a scendere per Banca Intesa e BancoPosta) tra i leader dell’e-finance sia un segnale positivo o negativo. Senza dubbio, il consolidamento è ormai evidente. Rattrista, però, vedere come attori innovativi come Fineco, alla ricerca di risultati di breve termine, si siano piegati al potere delle case madri. Come sempre, chi ci va di mezzo è il consumatore.

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