La strana parabola di Esperya

In mezzo alle tante traiettorie strambe dell’e-commerce italiano, qualche anno fa sembrò svettare un’iperbole: un luogo unico, dove si incrociavano qualità ed uso sapiente degli strumenti della Rete, comunità in primis. Si trattava di Esperya, naturalmente.

Antonio Tombolini, il suo fondatore, era così fiero della sua creatura che quando la disastrosa gestione del gruppo L’Espresso portò la società alla rovina, si propose di ricomprarla: venne invece licenziato… Una storia delirante che ricorda da vicino quella di Clarence, un’altro gioiellino della Rete europea, oggi svuotato di significato.

Nel frattempo, Antonio è impegnato non solo a bloggare con arguzia su Simplicissimus, ma cerca (da ormai due anni) di far volare il suo nuovo sogno visionario, Vyta. I nuovi padroni di Esperya, quelli di Sogegross, hanno acquistato un brand storico, 25.000 clienti registrati e poco di più. Hanno acquistato, soprattutto, una parabola che discende. Speriamo non la mandino definitivamente a zero utilizzando banalmente il marchio per rilanciare il loro supermercatino on line

1 pensiero su “La strana parabola di Esperya

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