L’anima tecnologica del Web

Uno degli ultimi successi in campo comunicativo sta nei feed RSS che da qualche anno siti informativi “dall’alto” (cfr. quotidiani e periodici) o “dal basso” (cfr. blog in tutto il mondo) offrono agli utenti più sofisticati: chi ne è capace, può configurare il proprio “ambiente informativo” in cui leggere i contenuti che gli interessano, tratti “in diretta” da tutte le fonti che si vogliono grazie a questi file XML. Sembra importante sottolineare questa necessità di padroneggiare il mezzo: inutile illudersi, a livello di usabilità non si è di certo a livello dell’e-mail.

Proprio su questi argomenti ferve il dibattito scatenato da un articolo scritto da Franco Carlini in cui, con linguaggio semplice, si fa il punto della situazione su questa nuova moda, confrontandola con quella delle newsletter che, volenti o meno, molti ricevono quotidianamente. Il dibattito verte, plausibilmente, sul fatto che Carlini da un lato minimizza il fenomeno, dall’altro lo relega ad un uso di “filtro professionale” dell’informazione.

Massimo Mantellini commenta acutamente che i limiti individuati da Carlini possono anche essere dei vantaggi: dipende dall’uso che se ne fa. Non ha senso magnificare in senso assoluto le tecnologie: può essere che per l’utente finale sia più cognitivamente più importante avere un contesto “giornalistico” in cui iniziare a navigare, di link in link, che una pagina che segnali gli aggiornamenti dei blog scritti dai propri amici. Dipende, appunto, dal perché abbia acceso il PC.

Gaspar Torriero fa le pulci all’articolo sottolineando il vantaggio di poter leggere fonti a go go senza sorbirsi la pubblicità relativa: interessante, ma chi sostiene economicamente la scrittura degli stessi, se si rifugge persino al bannerino pagato ad impression? Siamo vicini alla paura da deep linking: i giornali ci tengono a farci passare dall’home page per mostrarci più pubblicità possibile, persino nascondendo i propri feed. Lo fa anche Splinder, da sempre.

Di commenti ce ne sono stati tanti altri e praticamente tutti di segno negativo. L’unica considerazione che parte da qui è: non fossilizziamoci sulle tecnologie, badiamo ai bisogni. Forse gli utenti un giorno apprezzeranno una versione sempre più evoluta di Google News senza nemmeno sapere che alla base ci sono le tecnologie di cui sopra. Se rivoluzione dell’informazione sarà (se ne parla ancora, dieci anni dopo…), deriverà dall’uso che ne faranno le persone, non dalle tecnologie.

4 pensieri su “L’anima tecnologica del Web

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