C’è chi parla con cognizione di causa, c’è chi se la tira…

Questa è l’impressione finale sui WebDays 2004, di cui qualche giorno fa, da queste parti, si criticava la commistione tra “sacro” e “profano”, tra relatori apprezzati e personaggi pseudo – noti della big conversation italiana. Sensazione parzialmente confermata da molti che hanno partecipato all’evento, nel veder continuamente alternati sul palco interventi degni di lode e performance di qualità non eccelsa.

Svettano, su tutti, Mafe de Baggis e Giuseppe Granieri, che ieri pomeriggio hanno illuminato la platea a proposito di social network e cultura dei blog. Una platea sicuramente più “selezionata” di quella che, al mattino, era stata richiamata dall’intervento di un De Kerckhove non particolarmente brillante come era successo in passato, se non per l’invenzione del termine “blogante” come traduzione di “blogger”.

Proprio il pubblico, forse, era l’anello debole della manifestazione: pensiamo all’intervento sugli urban blog di Axell e Kiara, seguito da un’unica domanda vagamente inquietante, “Scusate, mi spiegate come si fa, un blogghe?”… Tutto ciò, tra l’altro, dopo che nella presentazione si era già parlato abbondantemente di cose terra-terra come “cos’è un blog”, “le categorie del blog” e così via.

Ciò che lascia perplessi è che si va alla seconda giornata di un convegno, non considerando la prima, marcatamente più “aperta al grande pubblico”, si scopre che ogni volta bisogna reinventare l’acqua calda. Come se, ad un convegno sulla televisione digitale, si alzasse qualcuno dal pubblico e chiedesse “Shhhhcusate, come si accende la televisione?”… Forse sarebbe il caso di riflettere davvero su eventi che livellino l’audience in modo da renderla più omogenea.

Ricorda un po’ quella tendenza comune a scrivere in ogni libro che parla di Web la storia di Internet, che deriva da ArpaNet etcetera etcetera. Possibile che non ci si possa spostare un po’ più avanti, considerare che in Italia c’è una platea abbastanza interessata ad ascoltare argomenti di un livello più alto? Anche più tecnico, se vogliamo. Si suppone che, all’apparire del patrocinio comunale, debba sempre essere la dimensione divulgativa ad essere premiata. Un intervento come quello di Granieri è stato illuminante per le citazioni colte, che riuscivano a coinvolgere da un lato chi aveva una certa familiarità con questi temi, dall’altra chi veniva da mondi limitrofi come quello della comunicazione ed addirittura della letteratura.

Complimenti, comunque, ad Andrea Toso e soci. Da un punto di vista strettamente blogante, verrebbe da dire che hanno commesso un’unica pecca: dare troppo retta al continuo auto-incensamento delle presunte blogstar nostrane. Alla fine, in questi giorni, abbiamo visto che persone come Granieri o Mafe De Baggis non hanno bisogno di luce riflessa per brillare, da soli. Solo le mezze calzette si auto-esaltano, si auto-pubblicano, si auto-illudono di essere “qualcuno”. Ah, beh…

13 pensieri su “C’è chi parla con cognizione di causa, c’è chi se la tira…

  1. Passano gli anni e resta lo stesso lo spartito… anche tra un primo violino e una sola la differenza resta la stessa.
    Giuseppe, perfettamente d’accordo con la tua bella analisi, ecco perché mi sono limitato ad ascoltare DDK e mi spiace di non aver incontrato te e Granieri.

  2. Le critiche servono e servono molto… Forse dovrei chiarire anche all’anonimo qui sopra (ben identificabile pero’, e visto comparire per pochi secondi, neanche minuti – complimenti uomo di “veloci” opinioni!) che…
    Webdays ha uno spirito diverso…
    Come si diceva prima di iniziare, cercheremo di parlare, di dare voce anche agli sconosciuti (che continuo dopo la performance a ritenere molto bravi)…
    WebDays nasce con l’intento di aiutare a capire soprattutto chi questo mondo lo conosce poco…
    La signora che chiede come si fa un “blogghe” è per me un risultato eccezionale e raro. Abbiamo aiutato più di uno ad entrare (anche solo con il pensiero) in questo circo straordinario… fatto non più solo di protagonisti (e prime viole), ma di gente normale. La mia non è una critica al tuo post che apprezzo molto, ma un chiarimento…
    Webdays nasce con l’intento di portare esperienze anche semplici.
    Per alcuni l’acqua calda, non è ancora stata inventata, e noi abbiamo pensato anche a loro. Spero.
    Grazie ancora per il bel post.

  3. Giuseppe, sono Enrico – il “presentatore” di Granieri a Web Days (e molto altro, ma questa coordinata credo ti serva a capire visivamente più o meno chi sono) :-).

    Innanzitutto grazie per il bel post, perché – dopo i ragionevoli dubbi a priori – hai avuto l’onestà intellettuale di partecipare attentamente all’iniziativa e riferirne con un’analisi molto lucida, di fatto (spero) rivedendo in positivo alcune delle tue perplessità iniziali.

    Confermo anche io, essendo stato coinvolto nell’organizzazione, che Web Days doveva mantenere un carattere – almeno parzialmente – divulgativo.

    In ogni caso abbiamo cercato di fare qualche passo in avanti rispetto alla pura e semplice divulgazione. Abbiamo di fatto aperto la manifestazione con un momento “pedagogico” 🙂 in cui abbiamo cercato di spiegare ai neofiti cosa è e come si fa un blog e soprattutto cosa avviene grossomodo nella blogsfera (il tutto in 60 minuti).

    In seguito abbiamo pensato a incontri e interventi più “di settore”, ma cercando sempre di mantenere un’ottica non iniziatica.

    Per una manifestazione più “di settore” legata ai blog, penso siano ideali altri spazi rispetto all’atrium e altre forme di organizzazione (ingresso ad inviti, produzione di whitepaper, maggiore tempo per gli interventi, sponsor munifici, ecc.)

    A mio giudizio – cerco di astrarmi nel giudizio dal mio ruolo di co-organizzatore – credo Web Days sia riuscito ad interessare pubblici diversi.

    Mi ha fatto piacere ricevere via mail i ringraziamenti di alcuni ragazzi (e di un pensionato!) che hanno aperto il loro primo blog dopo aver partecipato a “Blog for dummies”, così come mi ha fatto piacere scoprire che per molti “addetti ai lavori” l’intervento di Granieri e di Mafe è stato illuminante.

    E sono anche felice che Web Days non sia stato solo ed esclusivamente una parata di star. Anzi, parlo da trentenne, quindi da “fratello maggiore”, trovo bello che nell’organizzazione e negli incontri siano stati coinvolti ragazzi e ragazze giovani (poco più che ventenni), con idee non banali, con ottime esperienze professionali e di studio alle spalle e in grado di fornire una visione lucida, spesso originale sulla blogsfera.

    Anche perché se non lasciamo spazio e occasioni a chi emerge, difficilmente rinnoveremo le idee che circolano. E difficilmente troveremo i Granieri di domani.

  4. Beh mi sembra che su molte cose siamo d’accordo. La mia critica, ancora una volta, non è tanto per chi è stato coinvolto nell’organizzazione, ma per la luce attribuita alle presunte “blog star”. Non è colpa vostra, ma dell’atteggiamento provincialista con cui stiamo vivendo la blogosfera italiana. Forse, quando arriveremo ai 4 milioni di blog statunitensi di cui si parlava nel convegno, i veri opinion leader di cui parlava Axell nel suo interessante intervento potranno finalmente essere riconosciuti ed apprezzati, non esaltati. Ancora bravi, all’anno prossimo… 🙂

  5. bello il post. combattere quelli che si autoincensano e quasi più dura che scoprire l’acqua calda ogni due gg…in ogni caso sebbene la banalità della domanda che ricordo spero che l’intervento di ax&mio sia stato gradito. (ps. mi spieghi commento da me???:-) )

  6. Mi fa piacere che la presentazione sui social network sia stata interessante e soprattutto di aver potuto contare su un pubblico attento. Fosse per me, partirei dalle domande, che sono sempre la parte più stimolante e divertente. 🙂

    E non sai come sono d’accordo con te sulla necessità di abbandonare una volta per tutte la divulgazione di base, che non vuol dire parlare solo agli iniziati, ma semplicemente soddisfare chi è stufo di ascoltare sempre e solo le stesse quattro cose e stimolare chi sa meno a informarsi un po’ prima di partecipare.

  7. Dico la mia, per quel che vale: ben venga la freschezza, ben venga l’approfondimento. Ma un po’ d’acqua calda serve sempre, anche quando il clima è da malesya come ad Atrium 🙂

  8. Già, è il problema degli eventi da organizzare “a livello”… Tra l’altro, ho vista molto amarezza in Axell ed altri per queste riflessioni. Non vorrei che i miei complimenti per il successo dell’iniziativa fossero troppo “affogati” in queste piccole – grandi critiche. 😐

  9. la riuscita di una ricetta si giudica dal raggiungimento – o meno – dell’armonia tra gli ingredienti… giuseppe, guarda che il tuo post non mi pare critico (almeno, sono abituata a critiche **diverse** ehehehe) tequila_vissani_mode

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