Le inquietanti aberrazioni della dialettica politica

Berlusconi alza il dito medio...Possiamo immaginare l’enorme gioco della comunicazione politica come l’insieme dei flussi comunicativi che vagano da un vertice di un triangolo ad un altro. Alla base del triangolo, banalmente, possiamo mettere da una parte i cittadini, dall’altro i politici (democraticamente) eletti. Sul vertice opposto, i giornalisti, nella doppia veste di opinion leader e di “filtro” tra le istanze dei cittadini e quelle dei governanti.

Un filtro attivo, importante, perché riesce a tradurre gli incomprensibili algoritmi della politica a tutto favore dei cittadini, ma che allo stesso tempo (attraverso inchieste, interviste ai lettori, sondaggi di opinione, lettere alla redazione, etc.), dovrebbe poter portare “verso l’alto” la voce del “popolo”, a sua volta poco comprensibile perché accompagnata da un enorme rumore di fondo.

In Italia il gioco (un gioco serio, tuttavia, non puerile), si sta rompendo. Al di là del proprio schieramento politico, il cittadino fa fatica a capire le dinamiche politiche ma (e la cosa potrebbe diventare molto più grave) anche quelle che legano i politici al mondo dei media. Si è già detto delle incomprensibili evoluzioni del centrosinistra italiano: qui, invece, si vuole richiamare l’attenzione sulla comunicazione quotidiana, su quell’insieme di piccoli gesti che, fatti da “grandi” (…) personaggi, assumono un alone del tutto diverso e che i giornalisti provano a raccontare nelle loro cronache.

Di diti medi se ne vedono tanti, in giro. Il gesto è volgare di per sé, ma più che un modo di scandalizzare, a volte è un (efficiente) modo di comunicare il proprio disagio. Usato da un primo ministro con un sorriso sornione in viso, tuttavia, comunica molto più di quanto possa avvenire in qualsiasi altro contesto. L’altro lato del triangolo può solo rimanere sconvolto, incredulo: le implicazioni di quel gesto sono di tale complessità da generare reazioni diverse, ma che inevitabilmente portano alla memoria episodi similari accaduti in passato.

Sembra inevitabile, a quel punto, che il terzo vertice scenda in campo per “filtrare”, con la sua autorità, lo sdegno pubblico per il gesto in sé e per le sue connotazioni: quando Biagi ha tentato di farlo, ha a sua volta innescato un attacco di rabbia non dalla parte lesa (el pueblo incredulo), ma da chi doveva quantomeno sminuire quel momento di pubblica debolezza, invece di utilizzarlo come trampolino per nuovi attacchi. Più che ad un triangolo, a questo punto, stiamo assistendo ad uan (pessima) spirale.

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