Qual è la lingua dei bimbi europei?

La copertina del libro edito da La RepubblicaIn edicola in questi giorni con La Repubblica c’è Titeuf, l’ennesimo volume della serie oro dei fumetti che negli ultimi mesi ha raschiato il fondo. Titeuf, invece, è effettivamente un prodotto di punta del mondo fumettistico francese, che è uno dei principali nel mondo.

Edite da Glénat, le (dis)avventure di Titeuf sono diventate lo specchio fedele della preadolescenza di metà Europa: fotografando in modo ironico le mille difficoltà di chi cresce e scopre il mondo, recuperano la tradizione d’autore francofona innovandola con un linguaggio crudo ma iper – realistico.

Titeuf ed i suoi amici, in effetti, hanno pochi peli sulla lingua: ascoltando dagli adulti espressioni gergali e volgarità e le rielaborano per comunicare tra loro, con ovvi esiti esilaranti che però, ad un lettore attento, offrono molti spunti di riflessione. Ci sarebbe da chiedersi cosa può cogliere un bambino dell’ironia di Titeuf: un adulto, al contrario, coglie tutte le allusioni (spesso di carattere sessuale) che il mondo del personaggio ci rappresenta.

Che dopo molti milioni di album venduti i bambini francesi ora parlino come Titeuf è abbastanza scontato: ma sfugge forse il fatto che è il personaggio stesso ad aver mutuato dalla realtà metropolitana in cui le sue storie sono ambientate lessico e modalità di espressione. Che siano arrabbiati o felici, i bambini europei sono molto più espliciti dei loro genitori: media o non media, la realtà è cambiata.

1 pensiero su “Qual è la lingua dei bimbi europei?

  1. Carissimo Giuseppe,

    In qualità di padre non posso che confermare la tua tesi.

    In veste di “sociologo/markettaro”, oltre a confermarla, è evidente che gli stimoli che i bambini ricevono attualmente sono din gran lunga superiori mediamente, in generale, a quelli che ricevevano le precedenti generazioni. Partendo dal fatto che ai miei tempi [oddio come mi son fatto vecchio per parlare così] esistevano solo 2 canali televisivi per arrivare al fatto che i genitori siamo noi.

    Un abbraccio

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