Iniziano le Olimpiadi!

Attese, sognate, temute, sperate, oggi iniziano le Olimpiadi invernali. Proprio quelle per le quali Evelina Christillin una decina di anni fa sbandierava la sicura ottima organizzazione piemontese, l’efficienza torinese, il fascino italiano. Ora ci siamo in mezzo e solo a posteriori ci rendiamo conto di quanto, in realtà, di torinese, piemontese ed italiano poco ci sia. A partire dagli sponsor “veri”, quelli che investono milioni di Euro e ricevono sostanziosi onori e particolari oneri dalle Olimpiadi.

Si tratta di un evento indimenticabile per la sua mole e per la Mole: un notevole esercizio di stile declinato su un lasso di tempo breve, ma che in realtà sostiene l’economia locale da ormai molti anni a questa parte. Nulla può rimanere anche solo leggermente imperfetto: si è trattato di metter su un’organizzazione “da guerra”, anche dal punto di vista dello sforzo produttivo. Basti pensare al Tobo, che garantirà un’adeguata copertura mediale all’evento: sarebbe veramente un peccato che così tanto knowledge specifico si disperdesse.

Un rischio solo parzialmente risolto dal fatto che parte degli “organizzatori” di Olimpiadi vagano di continuo per il Mondo, passando da un evento all’altro: quelli che rischiano di rimanere fuori dal giro sono proprio quelli che, soprattutto nel campo della comunicazione, hanno maturato esperienza sul territorio e lì vogliono spenderla. Chissà cosa faranno, dopo. Chissà cosa faranno soprattutto in un’economia come quella torinese, già abbastanza disastrata di suo.

Lasciando da parte il pessimismo a medio termine, è facile immaginare che i torinesi vivranno giornate intense ed emozionanti, circondati dalle migliaia di persone inviate dai media internazionali, statunitensi in primis: continueranno ad osservare incuriosite le strane scelte che si pareranno davanti ai loro occhi, magari sostenute da interessi economici o semplice disorganizzazione. Vedremo cosa ci racconteranno, con gli occhi disincantati di chi vive una delle città più belle in Europa e la vede ogni giorno più preoccupata del suo futuro. Speriamo si inventino ancora qualcosa di grandioso: ci rivediamo tra dieci anni!

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