Sorpresa, Internet non tende all’infinito

Come tutte le nuove tecnologie e più di tutte le altre, essendo probabilmente la più importante, la Rete è stata in questi anni oggetto di numerose speculazioni in merito alla superba curva di crescita in termini di diffusione e potenzialità di connessione tra i suoi nodi. La legge di Metcalfe non ci ha deluso, visti i ritmi osservati negli ultimi dieci anni. Prima negli Stati Uniti, poi in Europa, successivamente nel Mondo, i tassi superlativi di crescita sono stati letti come segno del diffuso interesse per i contenuti prima proposti dai soliti media, poi progressivamente dai navigatori stessi.

Ritmi di crescita da favola, più che da tecnologia a base di cavi e server: chi credeva di aver trovato un fenomeno sovrannaturale, ora è incredulo alla notizia che negli Stati Uniti il ritmo della corsa è sensibilmente rallentato. Non potrà credere che un terzo delle famiglie statunitensi non è ancora connesso e che, soprattutto, la stragrande maggioranza di questo corposo spicchio non ha nessuna volontà di farlo. Solo il 4% lo fa per motivi economici, gli altri per puro disinteresse. La grande novità è che ormai la penetrazione si avvicina alla sua soglia critica e per superarla, sarà necessario un cambio di paradigma: molte cose, nel vissuto culturale Occidentale, dovranno maturare.

Siamo, infatti, troppo abituati ai classici mezzi di comunicazione per ammettere che il Web possa superarli con nonchalance ed affermarsi come il mezzo definitivo: ci nutriamo ancora alle fonti tradizionali, quelle che abbiamo conosciuto ed apprezzato nel ventesimo secolo. In Europa ed in Asia, probabilmente, siamo ancora un passo indietro rispetto agli Stati Uniti: è indubbio che presto si arriverà a livelli di penetrazione paragonabili alla soglia raggiunta negli Stati uniti ed è difficile immaginare che non siano gli Stati Uniti stessi a dover fare il primo passo per superarla e trascinare con sé il resto del Mondo.

I tifosi dell’ubiquitous computing sono avvisati: sarà difficile giustificare ciclopiche coperture di Rete, ora che ci si è accorti che un terzo della popolazione non ha alcun interesse per le potenzialità del Web. Sarà forse questo il motivo per cui la crisi di Google non suona del tutto nuova e soprattutto non sarà l’ultimo trillo. Il mercato pubblicitario non potrà crescere per sempre, in un mondo virtuale che non riesce a raggiungere davvero le masse: per quanto possa essere triste da ammettere, il Web dovrà scoprire il valore della quantità, oltre al suo attributo storico della qualità.

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