Grazie a Dio sta finendo

I numi tutelari della comunicazione politica ci stanno per graziare: l’orripilante campagna elettorale per politiche ed amministrative sta terminando. Probabilmente, è andata peggio di come si era provato ad immaginare un mesetto fa: pur di sfuggire alla “teoria del monologo”, si è cercato di improvvisare dialoghi surreali, con esiti scontati in termini di impatto sul pubblico, anzi, sull’elettorato. Momenti topici sono stati i match su Rai Uno, non solo quelli tra i due principali candidati alla premiership. Finirà che durante il week-end elettorale, ci sarà più attenzione per i personaggi del Grande Fratello che per i politici: almeno sono più giovani.

Noia, imbarazzo, perplessità sono stati i sentimenti suscitati dagli incontri principali così come da tutta la campagna di tutti i partiti, nessuno escluso. Soprattutto attraverso i media, i leader dei movimenti hanno mostrato i loro lati peggiori: finti sorrisi e tanta aggressività, poche idee e molte parole non dette. Molto meglio nelle piazze: nello scorso week-end a Milano, a distanza di pochi metri l’uno dall’altro, un palchetto di Rifondazione Comunista suonava melodiose canzoni d’amore americane (?) per far ballare i passanti, mentre lo stand dei DS distribuiva volantini ironici contro Berlusconi che scimmiottavano le offerte degli ipermercati. A Torino durante le Paralimpiadi, i Verdi distribuivano frutta biologica.

Il popolo della destra, al contrario, è sembrata scegliere l’understatement. I baldacchini disseminati nelle principali città italiane sembravano più orientati a sostenere i candidati sindaci che i leader nazionali. Costoro, d’altra parte, tenevano già abbastanza il banco dell’opinione pubblica: sdoganando termini volgari, annunciando un’abolizione di tassa al giorno, facendo i conti in tasca al programma della sinistra, occupando le copertine dei settimanali di famiglia (cfr. il numero di Panorama in edicola in questi giorni). Dall’altra parte ci si poteva aspettare comportamenti più equilibrati: invece ci si è barricati dietro assenze non firmate dai genitori nei principali programmi televisivi, citazioni inopportune su ubriachi e pali della luce e registratori a nastro molto rumorosi.

La giornata di ieri è stata l’apogeo delle campagne: Berlusconi ha tentato il colpo di mano televisivo finale e si è trovato un muro ostruzionistico a sinistra, il suo amico Confalonieri si è lanciato in filippiche contro il regime, il fido Ferrara si è imbavagliato, i suoi giornalisti hanno inanellato una serie di trasmissioni sul vuoto pneumatico e nel frattempo i politicanti di sinistra si sono gongolati del non doversi esporre alle telecamere di Matrix. Probabilmente, avevano finito gli argomenti: sarebbe probabilmente divenuto un clone della serata precedente, tanto che lo stesso Mentana si è convinto a ripetere pressoché integralmente le immagini di RaiTre. Che poi sarebbero sembrate alle discussioni di una settimana prima e di due settimane e di un mese prima. Uffah.

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