Viva la Fiera del Libro

È ormai terminata la Fiera del Libro di Torino: anche quest’anno un programma abbastanza intenso ha fatto sì che, in una manciata di giorni, si siano tenuti 800 incontri che, con una crescita decisamente virtuosa rispetto alle ultime edizioni, hanno attratto oltre 300.000 visitatori. Numeri interessanti, che testimoniano da una parte il successo delle formula, dall’altra il desiderio diffuso, non solo in Piemonte, di cultura. A Torino, infatti, sono giunti visitatori di tutta Italia: si tratta ormai di una piacevole tradizione per persone di tutte le età e di tutte le regioni italiane, forse ulteriormente incuriosite dalla bella città conosciuta grazie alle Olimpiadi.

Si sono notati, a voler trovare degli spazi di miglioramento, i primi segni della febbre di crescita: gli espositori sono stati felici del poter vendere il 20 – 30% in più di libri, ma hanno dovuto trascorrere decine di minuti in fila per il bagno, mentre nei loro stand i furti crescevano del 10%. Problemi che sembrerebbero già stati presi in considerazione da parte degli organizzatori in modo da potervi porre rimedio nell’edizione del 2007, che si preannuncia elefantiaca rispetto ai ristretti spazi dei padiglioni di Lingotto Fiera di quest’anno. Già quest’anno, l’aver spostato gli intrattenimenti serali in padiglioni diffusi per la città, ha evitato il soffocamento delle arterie circostanti il Lingotto.

Servirebbe un po’ più di respiro, effettivamente, in termini di spazi a disposizione di incontri, esibizioni ed esposizioni: è vero che Mondadori e Rizzoli possono mantenere i loro grandi stand (noiosi come una superette di periferia), ma sarebbe carino che anche i piccoli editori potessero permettersi spazi un po’ più nobili di quelli condivisi su iniziativa degli enti locali o delle associazioni di categoria. La Fiera riesce infatti a comunicare egregiamente ai suoi visitatori la vitalità dell’editoria italiana: completerebbe l’opera di divulgazione riuscendo a dar voce anche ad iniziative di nicchia.

Quello che tira, infatti, sono i bestseller già noti in libreria: nel solo giorno di venerdì Federico Moccia era ospite di tre incontri diversi, con seguito di adolescenti adoranti, mentre nello stand Feltrinelli le copie del suo ultimo libro erano padrone incontrastate del 10% dello spazio totale (!) dello stand; domenica, gli incontri di Fabio Volto e di altri protagonisti del sottobosco culturale italico erano del tutto sold out. Gli incontri con autori ed editori minori servirebbero a spingere ancora di più lo spirito nobile della Fiera: per attrarre pubblico, però, servirebbero spazi ed idee innovativi. Incrociamo le dita: c’è da scommettere che presto il Salone (oooops, Fiera) ce la farà.

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