La sete di contenuti si soddisfa col passato

In tutta Europa in queste settimane si discute molto di contenuti multimediali: da una parte, tutti si preparano all’indigestione dei Mondiali di Calcio, che terrà banco su metà dei media, specialistici e non; dall’altra, si susseguono annunci di nuove iniziative, soprattutto nel campo televisivo. La motivazione è semplice: lo sviluppo tecnologico sta offrendo tecnologie sempre più innovative e gli attori interessati ad utilizzarle crescono in maniera esponenziale.

I contenuti pseudo – televisivi, ad esempio, non sono più trasmissibili via etere (in analogico ed in digitale) o satellite (in analogico ed in digitale), ma anche via cavo (eventualmente anche con una “semplice” linea Adsl al posto della fibra ottica), via Web (in streaming ed in download), via cellulare (anche con l’alta qualità permessa dalle reti di terza generazione). Come al solito, la revisione delle tecnologie tradizionali alla luce di Internet è stata la molla scatenante: l’IP-TV è ormai uno stilema che va oltre le sue declinazioni cross-canale.

Il vero problema è che, in degli imbuti così ampi, bisogna trovare del buon cibo da far digerire ai teleutenti in movimento, a pagamento, col supplemento: produrre contenuti ad hoc per televisioni così di nicchia è un’ottima idea per fidelizzarli, ma rischia di avere dei costi mostruosi. Non meraviglia che le “nuove televisioni” abbiano solitamente un palinsensto di 4 – 6 ore ripetuto ad oltranza per le 24 ore successive o che lo stesso film in prima visione su un canale satellitare venga poi riproposto sui canali fratelli per settimane.

In questo contesto, magazzini di idee come le Teche Rai assumono nuova importanza: non solo ottima base di dati per l’utilizzo di studiosi e studenti, ma anche asset da vendere a i tanti canali assetati di contenuti. Sarebbe utile che questo tipo di iniziative venisse sostenuto alla pari delle Biblioteche Nazionali e che i fondi derivanti dalla cessione dei diritti venissero reinvestiti nel potenziamento del fair use. Non sia mai che lo spettacolo anni Sessanta tanto desiderato passi una sola volta su uno sperduto canale satellitare e finisca di nuovo nel dimenticatoio per decenni…

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