Del perché Google non sarebbe potuta nascere in Europa

Freme il dibattito politico per il complesso 2007 francese e Massimo Moruzzi segnala un post che indaga i motivi per cui Google (non?) sarebbe potuta nascere in Francia. Tema interessante che, pulito dagli sciovinismi d’oltralpe, può essere esteso a tutto il Vecchio Continente: cosa sarebbe successo se Brin e Page, invece che studenti di Stanford, avessero frequentato il Politecnico di Milano o uno dei suoi gemelli europei? Non è necessario scrivere una distopia, ma è opportuno riflettere sugli scenari.

Innanzitutto, come sembra suggerire l’articolo di Matthieu Courtecuisse, sarebbe stato difficile che gli emuli dei due ricercatori scegliessero (o venissero scelti da) un Ateneo europeo: che sia una questione di marketing o di sostanza, le Università statunitensi attirano i dottorandi in maniera imparagonabile a quelle europee e sicuramente questo deriva anche dalle ottime capacità di selezione. Va da sé che l’ovvia obiezione potrebbe essere che l’eccellenza nelle materie umanistiche propria dei centri di ricerca europei è una potenziale fonte di idee imprenditoriali: eppure, la reazione che le istituzioni culturali hanno manifestato nei confronti di iniziative come Google Libri (di Google, neanche a dirlo), fa sorgere qualche dubbio sulla voglia di ibridare ricerca ed affari.

Anche ammettendo che una politica di retention riesca a ridare fiducia ai potenziali ricercatori europei, l’altro elemento del tutto assente nei nostri Paesi sono i capitali di rischio: sebbene l’Unione Europea si sforzi di inventare forme di finanziamento ai potenziali imprenditori, questo ha l’effetto principale di indebolire ulteriormente l’idea che si possa avviare un’attività economica con capitali privati. Vista la difficoltà di distribuire su base puramente meritocratica i finanziamenti pubblici, d’altronde, la loro efficacia tende ad annullarsi proporzionalmente al valore marginale degli interventi finanziati.

L’elemento mancante nella pur ottima analisi di Courtecuisse e dei suoi commentatori, tuttavia, è la scarsa (se non inesistente) attitudine degli imprenditori a gestire correttamente la loro immagine pubblica: non è solo questione di “don’t do evil”, ma soprattutto di saper comprendere e gestire l’importanza del fare pubblicità, del rendere noto a tutto il mondo quanto si è bravi nel fare cosa. Oltreoceano, c’è una coppia di ex dottorandi che ha creato un sistema efficiente per gestire i budget pubblicitari e l’ha messo a disposizione di tutti, chiamandolo Google AdWords. E la storia ricomincia…

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