La Rai brancola nel Digitale

In modo nemmeno tanto inaspettato, la Commissione Europea ha analizzato il mercato italiano della TV Digitale Terrestre, accogliendo le motivazioni dell’esposto di AltroConsumo ed evidenziando una situazione di duopolio non differente da quella del mercato analogico. Di fatto, non c’è nessuna differenza sostanziale rispetto alla storica occupazione delle frequenze da parte di Mediaset e Rai: l’unica differenza è che nel digitale terrestre La 7 prova a proporre qualche offerta commerciale imitativa di quella Mediaset.

La Rai, a dire il vero, è piuttosto indietro dal punto di vista dell’offerta: sebbene ormai produca un numero indefinito di canali per le piattaforme satellitari (da quelli pseudo – Premium offerti nei bouquet di Sky a quelli di tipo educational), non ha ancora assunto una posizione chiara nei confronti del DTT. Per di più, i suoi manager ed i politici coinvolti mettono “Rai” e “digitale terrestre” solo quando si tratta di giustificare aumenti della tassa più odiata dagli italiani, il canone radiotelevisivo, per coprire gli investimenti nella copertura del territorio.

“Vorrei ma non posso”, come al solito, è lo slogan dei leader dell’Azienda: che si parli di diritti sportivi o cinematografici, non c’è speranza: ogni volta ci si arrende e si ritorna a pensare a fiction e quiz, ovviamente prodotti da parte di attori esterni. Se a La 7 fanno scioperi a causa dell’esplosione di questa tendenza all’esternalizzazione, in Rai si direbbe che non esistano più professionisti capaci di darsi da fare: persino gli autori, storici pilastri della Rai, sembrano aver gettato le armi.

Dopo la Commissione, anche il Garante per le Comunicazioni, con uno strano tempismo, cerca di tirare le orecchie agli operatori dominanti, ma poi ha il coraggio di citare H3G e L’Espresso come nuovi attori del mercato capaci di impensierirli. Pura retorica: farebbe meglio a dare un’occhiata a ciò che succede in casa dei duopolisti. Chissà se la Rai sarà mai scevra da interessi politici: in un certo senso, sarebbe comunque meglio che prevalessero quelli economici. Sarebbe persino interessante, vedere la Rai gestita da gente interessata: finalmente, sarebbe un vero protagonista di un vero mercato.

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