Scienze della Comunicazione a Padova, dieci anni dopo

Si festeggia in questi giorni, con un convegno e la presentazione di un’indagine sul destino dei laureati, il decennale del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Padova. Un traguardo interessante, per un corso che negli ultimi anni è guadagnato l’etichetta di «buona idea finita male», ma che nella città veneta è cresciuto come un fiore prezioso: rispetto ad altri atenei in cui era stato istituito sull’onda della richiesta degli studenti bramosi, a Padova l’esperimento di riunire docenti iper-specializzati dalle numerose facoltà dell’Ateneo, chiamati ad insegnare ad un risicatissimo numero di allievi (100 all’anno nelle prime edizioni), sembra decisamente riuscito.

La sensazione, al di là dell’esperienza empirica, deriva dalla lettura dei dati della ricerca: il 63% dei laureati tornerebbe a frequentare lo stesso corso, probabilmente grazie al fatto che, a 6 mesi dalla laurea in scienze della comunicazione, il 64% degli ex studenti è occupato ed a 3 anni dal fatidico giorno, lo sono in 96 su 100. Merito del buon livello di occupazione, forse, il fatto che gli studenti patavini affiancavano studio e lavoro nel 92% dei casi: al di là della qualità dei corsi, insomma, anche tanta ambizione individuale.

Sfogliando i curriculum dei laureati, si trova un po’ di tutto: c’è chi sta facendo carriera nel mondo della moda e chi, da videomaker freelance, è diventato un paladino della lotta ai CPT; c’è chi lavora a Gardaland e chi fa carriera universitaria; qualcuno ormai lavora da giornalista all’estero o fa la spola per l’Europa come junior product manager; in tanti ricoprono ruoli “classici” del settore, come il copywriter, il marketing manager o lo sceneggiatore cinematografico. Altri hanno seguito strade diverse, dedicandosi alla selezione delle risorse umane o seguendo da vicino il lavoro dei top manager. Inutile nascondersi che c’è anche chi non ce l’ha fatta ed a diversi anni dalla laurea dichiara di svolgere otto lavori part time, molti non retribuiti.

Al di là dell’oasi patavina, la situazione dei corsi di laurea, nelle molte ramificazioni derivanti dalla riforma universitaria, merita ancora molti sforzi per migliorare l’offerta didattica e gli sbocchi professionali. Se la più svampita partecipante ai reality della stagione studia Comunicazione e gestione dei mercati dell’arte e della cultura, o è un’inguaribile ottimista, o segue un corso troppo facile per portare ad una laurea. Ci si aspetta molto dalla Comferenza organizzata dai presidi dei corsi di laurea italiani: se è vero che il problema sono i numeri, la diminuizione delle iscrizioni e le prima chiusure dei corsi fa ben sperare. Anche se 12 corsi di laurea in Sicilia sono troppi: si attendono (improbabili) smentite.

3 pensieri su “Scienze della Comunicazione a Padova, dieci anni dopo

  1. Sottoscrivo in pieno: rare eccezioni a parte, il corpo docente patavino di SdC è di ottimo livello. Io sono tra quelli che hanno trovato un lavoro entro 6 mesi dalla laurea (per l’esattezza a 2 e mezzo) e che rifarebbe SdC (vecchia maniera, però: niente 3+2) seduta stante per tutti i giorni della sua vita.

    Perché ho trovato persone (e non docenti) stimolanti e preparati. Con cui poter scegliere e costruire un vero e proprio percorso formativo.

    Ho concordato programmi d’esame sui miei interessi specifici, ho svuluppato abilità e competenze in base a quello che volevo diventare, ho ricevuto soddisfazioni e mi sono stati richiesti salti di qualità che mi sembrava impossibile riuscire ad ottenere solo con le mie forze.

    Non da ultimo, ho ricevuto la lezione migliore: imparare a capire cosa volessi fare della mia vita. Non c’è 30 e lode che valga altrettanto.

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