Muji, il non marchio che fa marketing

Hai appena finito di salire le scale mobili dello strettissimo negozio Muji di Corso Buenos Aires a Milano e senti la signora dietro di te che ulula a squarciagola: «Che bello, sembra essere all’Ikea!». Le uniche spiegazioni possibili per queste grida di meraviglia sono:

  1. la signora è una fanatica cliente della catena svedese e vede così coronato il suo sogno di comprare scatole di plastica porta CD in pieno centro a Milano;
  2. la signora è del tutto disinteressata alla filosofia del marchio Muji ed ha come unico interesse nella vita comprare scatole di plastica porta CD;
  3. la signora non è particolarmente esperta di design e cerca solamente dei porta CD di plastica bianca a basso prezzo.

In tutti i casi, probabilmente, la sciura rischia di rimanere profondamente delusa. I punti di contatto tra la catena svedese ed i concept store giapponesi sono rari e probabilmente limitati alla comune ricerca di un equilibrio tra costi di produzione, investimenti in design ed affidabilità delle materie prime. Se l’Ikea punta clamorosamente sulla quantità, sul “tutto a tutti a poco prezzo”, Muji fa del minimalismo il motivo stesso della propria esistenza, coniugando sicuramente estetica e funzionalità, ma di certo non puntando a prezzi particolarmente bassi che possano attirare un pubblico di massa.

Anche il nuovo catalogo di Muji, se paragonato a quelli in formato rivista dell’Ikea venduti anche in edicola, mette in risalto il differente approccio delle due aziende: l’Ikea è sapientemente specializzata in arredamento ed oggettistica per la casa, Muji invece investe di continuo in un ampliamento di gamma che permetta all’affezionatissima clientela di trovare sotto lo stesso non – marchio oggetti dalla natura più dissimile: dai lettori di DVD alle pinzette per le ciglia, dalle penne componibili ai maglioncini, dai tavoli ai giocattoli.

C’è da immaginare che se Muji si decidesse ad investire seriamente in Europa, potrebbe ottenere un significativo successo anche tra gli utenti finali, così come già avviene per gli addetti ai lavori: i suoi prodotti vengono sistematicamente premiati in Germania o in Francia, dove addirittura alcuni oggetti sono finiti nel fondo nazionale di arte contemporanea. Per ora, nell’ambito del lentissimo piano di espansione europeo, i due minuscoli negozi di Milano dovrebbero ottenere un fratellino a Roma: aspettiamo con ansia un piano di investimenti (almeno) nelle altre metropoli italiane.

5 pensieri su “Muji, il non marchio che fa marketing

  1. Nippo-commento: opzione 4, la sciura forse arrivava dal Giappone (d’accordo, ipotesi improbabile). In Giappone l’Ikea non esiste (lo avresti detto mai?) e Muji è considerato il low-cost “basic” (in effetti in yen i prezzi non sono così alti) con cui riempire le minuscole case nipponiche (di studenti e non).

  2. Finalmente siamo stati accontentati, il 26/7/08 Muji apre in pieno centro a Roma per l’esattezza in Via del Tritone 199/200.

    Ci sono passata l’altro giorno e ho visto che stavano finendo l’allestimento.

    So che il primo giorno a fronte di un acquisto minimo verranno dati degli omaggi.

    In quelli di Milano che già conoscevo mi sono trovata molto bene quindi direi che vale la pena fare un salto anche a visitare questa new entry.

  3. So che il primo giorno a fronte di un acquisto minimo verranno dati degli omaggi.

    Con questa frase anche i più tonti avranno immaginato che tu sia una persona pagata per lasciare questo messaggio su .commEurope…

  4. Pingback: Pingback dall’articolo » Una nuova occhiata al .commEurope Zeitgeist

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