L’addio a Jolly Hotel ed il trionfo della Spagna capitalista

Se si dedica un po’ di tempo a scorrere gli andamenti in Borsa delle aziende italiane nel corso degli ultimi 12 mesi, ci si renderà conto della sorprendente crescita del titolo Jolly Hotel: dai circa 8 Euro, ai circa 24 Euro di questi giorni. Un’ascesa irresistibile dopo un periodo turbolento per un’azienda che ha profonde origini nel Nord Est italiano: un investimento avviato ormai decine di anni fa in un settore che nel mercato italiano si è presentato tutto sommato anticiclico. Jolly Hotel infatti ha saputo affiancare alla cura dei clienti in viaggio d’affari, principale core business del Gruppo, un’offerta turistica volta a saturare l’uso delle camere e dei servizi durante tutti i periodi dell’anno, vista l’attrattività delle destinazioni del nostro Paese.

Esperimento decisamente riuscito ed apprezzato, evidentemente, anche oltre confine: proprio in questi giorni è stato perfezionato l’accordo, preannunciato nella prima metà di novembre, che di fatto cede il controllo della catena di origini italiane (ma che opera anche in altri Paesi europei e negli USA) agli spagnoli di NH Hoteles, già possessori di un’ampia rete di strutture ricettive in giro per il mondo. Addio spirito imprenditoriale da provincia italiana, insomma: l’esperienza di Jolly Hotel diventa un asset in più nelle mani degli ormai esperti manager iberici. Basta dare un occhio alla presentazione riservata agli investitori per comprendere la portata dell’operazione.

Errori sparsi qui e lì a parte (un po’ di cura in più sarebbe stata gradita), il documento NH Hoteles evidenzia le forti sinergie col gruppo (ex) italiano: è indubbio, d’altra parte, che basterebbe da sola la copertura del nostro mercato da parte degli Hotel della matta per dimostrare i vantaggi che gli spagnoli ottengono dall’operazione. Un po’ meno comprensibili le grida di giubilo che nelle scorse settimane si sono levate da parte dei politici italiani: gli stessi che avevano osteggiato il takeover della spagnola (ci risiamo) Albertis sull’italiana Autostrade, si sono mostrati entusiasti all’idea che la catena italiana passasse in mani straniere interessate, tra l’altro, a procedere ad ulteriori acquisizioni.

La Spagna, per chi non l’avesse notato, esce ancora una volta vincitrice in Europa: chiunque, in Germania come in Italia, in Francia o in Sud America, dovrà tener conto del fatto che questa nazione, un tempo cenerentola del Vecchio Continente, ora ne sta diventando locomotiva. Tanti fattori vincenti mescolati saggiamente ed una nuova classe dirigente ambiziosa (nel senso migliore del termine) hanno permesso il miracolo: dopo Jolly ed Autostrade, teniamoci pronti a nuove, importanti acquisizioni anche nel nostro Paese. Chissà che strategia adotteranno le piccole aziende dell’indotto delle prede: magari le saponette degli alberghi italiani non saranno più prodotte in Veneto, oppure, se si sapranno ben posizionare con i nuovi padroni del vapore, potranno fornirle a gruppi sempre più europei e sempre meno italiani. Dovranno imparare, inutile dirlo, proprio dalle sorelle spagnole.

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