L’apocalisse truculenta del cinema mondiale

Una scena tratta da ApocalyptoChi l’avrebbe mai detto, mentre si dimenava nel ruolo di bello di turno in melense commedie romantiche, che Mel Columcille (?) Gerard Gibson, per gli amici Mel Gibson, sarebbe stato l’inventore di un nuovo genere cinematografico? Soprattutto, era difficile immaginare che con La Passione di Cristo prima e Apocalypto poi, l'(ex)attore mascellone potesse voler dare vita alla moda dell'”apocalisse truculenta”, un mix di sangue, lingue astruse, religioni e credenze popolari. La moda, per ora, non è seguitissima: un film in aramaico – maya – eschimese ogni due anni prodotto e diretto dal nostro basta ed avanza. Eppure, non mancheranno i proseliti.

I successori di Gibson potranno infatti contare su un pubblico sorprendentemente attento ed interessato a qusto tipo di polpettoni: dall’anziano deportato alla proiezione collettiva degli ultimi giorni di Cristo ai ragazzini trascinati dai genitori alla ricostruzione “storica” degli ultimi giorni della civiltà sudamericana, i “convertiti” al nuovo verbo cinematografico sono decisamente di più all’uscita dal cinema che all’entrata. In fin dei conti i film truculenti piacciono, se riescono a muovere gli animi e magari suscitare un po’ di lacrime sostanziate da ideologie sufficientemente diffuse.

Il “simpaticissssimo” Gibson, d’altra parte, è molto furbo: fa un film per i cristiani più intransigenti e non si dimentica di chiamare a recitare attori delle nazioni più cattoliche del mondo; parla delle antiche cività Americane e dimostra che in fin dei conti si sono auto-sterminate, con buona pace degli attuali abitanti. I detrattori del suo ultimo film come Maria Rita Parsi, riconoscono l’uso furbesco anche delle tecniche di regia: secondo la psicologa Apocalypto «andrebbe vietato almeno ai minori di 16 anni, tanto più perché girato con le caratteristiche e la tempistica del videogioco e quindi confezionato a uso e consumo dei ragazzi».

Proprio il dibattito sulla mancata censura italiana del film ha avviato un ampio confronto pubblico sulla sua violenza gratuita e soprattutto è stato il volano pubblicitario che nemmeno il più grande dei budget promozionali cinematografici italiani potrebbe permettersi. In queste ore tutti gli italiani hanno appreso dell’esistenza del nuovo film di Gibson, si sono fatti un’idea del contenuto e delle forme ed hanno deciso se andare o meno a vederlo. Ancora una volta Mr. Columcille ce l’ha fatta: nel bene e nel male, ha tirato fuori dal cappello un altro evento culturale e questo va molto al di là del puro film.

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