Fatta la legge… Vendiamo l’inganno!

Non si può dire sia stato del tutto trasparente, l’atteggiamento dei quattro gestori mobili italiani rispetto alle indicazioni di Decreto Bersani ed Authority per le Comunicazioni in merito all’impossibilità di continuare ad applicare i cosiddetti “costi di ricarica”. C’era da immaginarsi reazioni inconsulte, ma paradossalmente più evidenti: invece tutti i gestori hanno scelto di temporeggiare in attesa di vedere le decisioni dei concorrenti. Poi quasi tutti da un lato hanno obbedito all’ordine, ma dall’altro hanno re-introdotto brutte abitudini come scatti alla risposta e tariffazione a scatto.

«Quasi tutti», ma non Wind: finalmente in attivo, la compagnia di matrice egiziana (sob) ha consultato dei prestigiosi studi legali che le hanno consigliato di resistere e mantenere l’attuale assetto dei costi di ricarica. Una sfida alle autorità che, a colpi di giudici, non è difficile immaginare rimarrà impunita: chi spende sopra i 50 Euro a ricarica continuerà a non pagare i tanto odiati costi, chi sceglie i tagli più piccoli invece dovrà contribuire versare l’odiato balzello. Wind, come tutti i gestori, si difende: i costi di ricarica sono nati come “contributo” per i rivenditori (all’inizio furono soprattutto tabacchini ed edicolanti ad imporli) rispetto al traffico telefonico puro e perciò la loro destinazione non è verso la società ma verso questi soggetti terzi, che andranno perciò retribuiti in altro modo.

Peccato che proprio Wind, ai suoi esordi, fu la prima compagnia che affogò il margine per i rivenditori nel costo complessivo delle ricariche: una buona idea per l’immagine aziendale, a quei tempi spinta da questa trovata e dall’abolizione di scatto alla risposta e tariffazione a scatto. Strategie di pricing stupidine che allora impazzavano presso i concorrenti e proprio in questi giorni, come si diceva, tornano alla carica come risposta alla legge Bersianesca. Tutti i concorrenti corrono a reintrodurlo o a rendere costosi i nuovi piani: Vodafone, ad esempio, coglie l’occasione della sua nuova offerta post-decreto per aumentare il prezzo dello scatto iniziale di oltre il 25%, da 15 a 19 centesimi.

Totti, Gattuso e gli spazzoliniPeccato per questa scelta malsana, perché la nuova campagna di 1861 United, con le persone in fila per il bagno dietro a Totti e Gattuso (forse entrato per radersi con Gillette Fusion?), è carina e ben realizzata. Ora aspettiamoci le campagne di risposta di Tre e Tim, che sono state meno aggressive nel reagire al decreto e perciò potrebbero ottenere un buon ritorno dal non reagire con rabbia a quella che i loro concorrenti hanno visto come una condanna. Se il leader di mercato e l’ultimo arrivato arrivano a comportarsi in maniera saggia, c’è da domandare perché chi sta in mezzo ai due estremi scelga la strada più difficile: anche se si ha il sindacato dalla propria parte, mai inimicarsi i clienti, soprattutto in occasioni di provvedimenti populistici come questo.

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