11 Aprile 2007

Tumblelog e Twitter per tornare all’essenza dei blog

Chi c’era lo sa. Chi ha visto nascere la pallina dei blog, quella che di valanga in valanga diventata l’attuale blogosfera, sa che al giro del millennio, i blog erano qualcosa di ben diverso da quello che sono oggi. Altro che kilometrici post (vedi sotto) sui massimi sistemi: si trattava di un sensazionale metodo per appuntare in Rete le proprie segnalazioni, fossero esse un link o il pensierino (magari sciocco) del momento. Dinamici, veloci, sintetici. Poche parole, tanti link, qualche immagine significativa e magari nemmeno un titolo. Non serve andare lontano: basta ad esempio prendere uno dei primi mesi di vita del ManteBlog per notare le tante differenze nello stile e nella sostanza rispetto al blog odierno.

Oggi questo tipo di descrizione è valida sì e no per i Tumblelog, che sono esattamente ciò che erano i blog 6-7 anni fa. Ovviamente ora anche le tracce su Tumblr e dintorni hanno feed RSS e altre amenità: ma ciò che li differenzia fortemente dai fratelli maggiori è la rapidità di aggiornamento e la proporzionalmente frequente voglia di consultarli. Ciò che succede anche con Twitter, che ultimamente ha rapito i Maestrini e molti altri navigatori di lungo corso: capita di leggere le loro note e sembra di tornare ai tempi del Tribook. Un salto nel tempo, verso l’essenza del blog.

Si trovano in Rete articoli interessanti come quello di Kathy Sierra sulla “ricompensa psicologica” che i lettori assidui dei Twitter altrui ricevono nel vedere i propri amici che scrivono una notiziola in tempo reale, uno spunto di riflessione o un link interessante. Seguire un flusso via tumblog o Twitter regala effettivamente la soddisfazione di vedere un flusso informativo costante e poco impegnativo: è facile scrivere, è facile leggere. Tutt’altra cosa rispetto ai nostri blog prolissi, in cui è ormai un dovere morale scrivere in maniera strutturata e completa. Non è difficile capire perché, a questo punto, ci sia tanta diffidenza tra blogger e giornalisti: ci si ruba il mestiere a vicenda.

Tornando a Twitter, c’è chi lo usa per monitorare la propria attività e c’è chi è sicuro che la pigrizia degli utenti ne causerà un rapido declino. Ipotesi poco probabile, però: il successo degli SMS insegna che la brevità è il miglior stile comunicativo dei nostri giorni e queste nuove applicazioni dall’animo antico rispondono in pieno a questo bisogno. Semmai, il vero pericolo è la noia: chi sta seduto tutto il giorno davanti ad un foglio Excel, ha veramente poco da scrivere sul proprio taccuino virtuale pubblico. Per questo pubblico, probabilmente, avranno più successo sistemi di bloc notes virtuali, versioni moderne del nostro copia/incolla quotidiano: privati, ma condivisibili all’occorrenza.

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Comments on Tumblelog e Twitter per tornare all’essenza dei blog »

In questi anni il concetto di blog è cambiato profondamente: quando a cavallo di 2001 e 2002 dedicavo a questo fenomeno emergente oltreoceano qualche pagina della tesi […]

Si era già meditato, qualche settimana fa, sul fatto che strumenti come Twitter e Tumblelog riassumino passato remoto e futuro prossimo del blogging. […]

[…] si tratta della piattaforma originale e non di un’imitazione, si tratta del Blogger del twittering (appunto) e non di una piattaformina locale. […]

[…] Ciò che conta, a volte, non è l’argomento, ma il modo di affrontarlo: i blog sono ormai dei “cubi” di informazioni ed è bene che siano cubi completi, vista la mole di testo prodotto. Si tratta di un approccio tipicamente italiano e probabilmente tradisce l’essenza originale dei blog: più passa il tempo, più diventiamo consci del fatto che i blog di qualità sono quelli che producono “contenuti”. […]

[…] La notiziona, ovviamente, ha ricevuto ampia eco sugli altri principali blog italiani. Le righe sino ad ora più commentate sembrerebbero quelle di Mantellini, con tanto di riavvio di una discussione basata sulle domande preferite dai blogger di tutto il mondo: “Cos’è un blog? Può definirsi blog un insieme di articoli senza ammenicoli quali trackback e commenti?”… Molti non si capacitano, infatti, della scelta di Sofri (confermata col nuovo template) di non raccogliere i commenti dei propri lettori: Wittgenstein viene spesso “declassato” a tumblelog, quando basterebbe rendersi conto che si tratta semplicemente di un blog “prima maniera”. […]

[…] I navigatori più esperti il proprio status lo rendevano noto da un pezzo con Twitter, si dirà. Eppure, quei messaggini da 160 caratteri hanno sempre avuto un fascino (e un contenuto) diverso da quello dello status o delle applicazioncine di Facebook: una mappatura selettiva del proprio quotidiano, un filtro furbetto per dare tutto sommato buona immagine di sé distribuendo (ove opportuno) i propri aggiornamenti solo agli amici più intimi. Poco più di un gioco di SMS virtuali tra amici virtuali, insomma. […]

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