Un po’ di sano cinismo sugli user generated contents

Ha sollevato un po’ di polemiche e di riflessioni piccate la notizia che la partecipazione alle più note iniziative del Web 2.0 è decisamente meno ampia del previsto, se non altro rapportando autori e usufruitori dei tanto osannati user generated contents. Si palpa la delusione di chi per mesi si è riempito la bocca di centralità dell’utente, di centauri metà-scrittori e metà-lettori, di giornalismo diffuso e di produzione multimediale di qualità da parte delle operose formichine di YouTube e dintorni. Si dice sempre: Web 2.0 è sinonimo di un nuovo modo di intendere la Rete. Ciò che non si dice, è che poi gli utenti ronzano sempre intorno ad un nucleo ristretto di fornitori di contenuti.

A guardare i numeri della “clamorosa” ricerca, ci si rende conto di non essere molto lontani dai tempi dei primi Ciao.com o Dooyoo: allora gli utenti venivano retribuiti per scrivere recensioni, oggi gli autori dei blog aprono i propri spazi sognando di ricevere corposi assegni da Google e Overture. Si trattava di poche migliaia di navigatori allora e si parla di qualche centinaio di migliaia di produttori di contenuti adesso, di cui appena poche migliaia con un seguito appena significativo: numeri comunque risibili rispetto al pubblico della Rete, che nel frattempo sta esplodendo in termini di miliardi di persone.

I lettori di Wikipedia, ad esempio, sono un numero continuamente crescente grazie al grande peso che i motori di ricerca, Google e Microsoft Live in primis, destinano alle sue pagine: il motivo di tanto successo è indubbiamente legato alla profondità verticale ed orizzontale della conoscenza disponibile. Anche solo limitandosi alla versione italiana, è facile notare come sia un bene che solo le persone veramente esperte dei propri argomenti preferiti (per motivi personali o magari professionali) integrino la piattaforma con le informazioni in loro possesso: cosa succederebbe se chiunque passasse da Wikipedia sentisse l’irrefrenabile bisogno di scrivere delle proprie passioni? Non è difficile immaginare un esplodere di lemmi legati ai personaggi del Grande Fratello: sicuramente personaggi popolari, ma non esattamente di spessore enciclopedico.

YouTube, che permette (ancora per poco?) di pubblicare contenuti protetti da copyright, mostra come i contenuti generati dagli utenti siano decisamente più interessanti dai clip copia/incollati dalle produzioni televisive, tipicamente di intrattenimento spiccio. Raffaele Mastrolonardo ne aveva già parlato diversi mesi fa: solo l’1% degli internettari produce conteuti, solo il 10% lo integra, riordina e commenta e l’89% si limita ad usufruirne. Il che, è un aspetto molto più positivo di quanto sembri: se si moltiplicasse per 100 il volume di foto su Flickr, avremmo 99 volte più foto di compleanno, non di certo 99 volte più capolavori. Puro rumore, di cui si può decisamente fare a meno.

4 pensieri su “Un po’ di sano cinismo sugli user generated contents

  1. Nulla di nuovo sotto il sole… la partecipazione attiva a newsgroup, forum, etc – definiamoli “user generated content 1.0” – così come ai siti “classici” è sempre stata nell’ordine dell’1%

    Secondo me questa analisi riportata da Reuter, per quanto giusta, non sposta il punto…

  2. Pingback: Pingback dall'articolo » Un anno di pancakes

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