E alla fine vinse il Web 1.5

Quando l’hype sul Web (presunto) 2.0 ha iniziato a montare, molti in Europa si illudevano che questa nuova ondata di entusiasmo ed opportunità avrebbe potuto vedere il vecchio continente tra i protagonisti. Sogno realistico: markettari, sviluppatori e manager europei non sono meno “creativi” di quelli di Oltreoceano. Lo scoppio della grande bolla aveva già mietuto vittime illustri: chi non ricorda belle favole come quella di Tiscali? Un tempo il Gruppo era presente in decine di paesi, ora è limitato a pochissime realtà, a causa delle vendite che si sono rese necessarie per sostenere i debiti contratti nei tempi (anch’essi presunti) d’oro.

Il fantasmagorico mondo del Web 2.0 sembrava inizialmente connotato da un diffuso uso del crowdsourcing: un ottimo modo per abbattere la necessità di impiegare decine di persone anche solo per lo startup. La rivincita del garage: una bella idea, un team di sviluppatori ambiziosi, una connessione capiente. Poi ci si è resi conto che la connessione, visto il tipo di applicazioni (spesso audio, video, foto), doveva essere ben più che capiente; allo stesso modo si è capito che la capacità dei server che ospita le ambiziose applicazioni di nuova generazione dovesse essere misurato in Terabyte (e non solo di spazio su disco). Ciò che non si è speso in risorse umane, insomma, si è iniziato a spenderlo in tecnologia.

Era evidente che i grandi player internazionali, quelli nati o rinati dalle ceneri della prima bolla e progressivamente affermatisi come leader della nuova ondata, si facessero avanti con poderose stampelle: Google è il caso più evidente, ma è solo la base dell’iceberg. Pochi sono sopravvissuti alla prima bolla così com’erano; molti sono i soggetti che si sono evoluti (vedi Yahoo!) e molti sono gli attori nati nell’interludio che hanno creato le basi per la nuova ondata di start-up ed ora come tanti Conti Ugolino divorano queste creature che tanto hanno dato al buzz intorno al Web 2.0. Come dire, il Web 1.5, quello nato post-bolla, sta ormai inglobando le vere punte di diamante di ciò che è innovativo e vincente sul mercato.

Cosa resterà, una volta finito il processo di consolidamento ed esplosa la bolla 2.0? Ad esempio, tanto per riprendere il link proposto ieri da dot-coma, la gioia e la sorpresa di leggere il blog di Marc Andreessen (sì, proprio QUEL Marc Andreessen) che si presenta come un navigatore qualsiasi… Oppure piccole chicche come il Brilliant Button Maker di Luca Zappa, un programmatore di Reply che con la sua idea, in pochi mesi, ha regalato oltre 4 milioni di immaginette ai suoi utenti. Tutto ciò che di bello vi viene in mente e che abitualmente collegate all’idea di Web 2.0, invece, presto finirà nelle mani di aziende più grosse e bisognose di innovazione: d’altra parte molti progetti sono ancora in Beta, si troveranno bene nel mondo dei perpetual beta di Google e soci.

4 pensieri su “E alla fine vinse il Web 1.5

  1. Bene, bene: dopo un settimana di ferie ed una di svogliata titubanza, è bello aprire il primo blog, scegliere un amico e scoprire tante piacevoli novità

    Tutto molto ben fatto, ottima la scelta dei bottoni pro archiviazione e segnalazione sui network (piacerebbe farlo anche a me, se non fossi un morto vivente 🙂 ; grande l’idea della classifica dei commentatori (lo dico onestamente, non solo perché sono in testa, il che – lo ammetto – mi fa piacere)

    Lascio il commento qui e non sull’annuncio ufficiale perché questo post è molto interessante e condivisibile (nonché istruttivo, in specie il link ad Andreessen, 100% pure gospel)

  2. Pingback: Pingback dall'articolo » La triade fornitori-prodotto-clienti perde colpi

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