Un anno di Max

Qualche mese fa era possibile abbonarsi ad un anno di Max per la modica cifra di 9,90 Euro più spese di spedizione (?) e ricevere così a casa propria il periodico maschile più diffuso in Italia. Un investimento interessante per comprendere cosa attrae così tanti lettori in un mercato editoriale asfittico.

Ciò che emerge da un anno di Max è che il mensile è in realtà molto diverso da ciò che, da esterni, immaginiamo esso sia. Siamo mediamente sicuri che si tratti di un giornalino semi-erotico e bisogna dire che le copertine difficilmente smentiscono questa fama. Ma non è così; o, almeno, non è solo così.

Mediamente ogni numero contiene un servizio fotografico con belle donne discinte. Ma le altre 200 pagine della rivista hanno una vocazione molto diversa: si possono leggere abitualmente dossier su temi caldi, indagini sui consumi, rubriche umoristiche e aggiornamenti su eventi culturali e politici.

Proprio quest’ultima parte, a dire il vero, è il punto debole della rivista. Solleva parecchie perplessità veder parlare ancora, con un mese e mezzo di ritardo, degli eventi minimi della vita quotidiana nazionale. Causa parecchi sbadigli leggere editoriali, magari satirici, basati su avvenimenti ormai vecchi.

Sarebbe perciò più interessante leggere un mensile completamente sciolto dalle vicende politico-economiche di tutti i giorni. Una rivista che continui su una strada di approfondimento dei temi caldi, ma che voli altra rispetto alle banalità che ogni giorno gli altri media ci raccontano con intensità.

Con i tempi della Rete, infatti, ormai un mensile rischia di diventare un dinosauro che fa capolino una volta al mese: qui siamo di fronte ad una redazione coi fiocchi, con ampie possibilità di crescita. Perché le vendite sex-based non potranno durare in eterno: meglio puntare su cultura e intrattenimento.

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