Crolla Google, crolla la Rete

L’incidente di percorso occorso a Google qualche giorno fa, consistente nell’irraggiungibilità di un paio d’ore dei suoi servizi, ha spinto molti esperti di tecnologia a rendersi conto di ciò che i loro colleghi che si occupano di business sottolineano da tempo: Google è il centro della Rete ed un suo problema, tecnico o commerciale che sia, rischia di travolgere seriamente tutto il resto degli attori.

Sul ruolo crescente di Google come monopolista della Rete si discute d’altronde da molto tempo: proprio l’affetto che molti di noi nutrono nei confronti della Big G ci fa da un lato annotare con preoccupazione il suo rendersi ogni giorno più arrogante, dall’altro sottolineare che, tra servizi lanciati in proprio e acquisizioni di startup, ha sbagliato pochi colpi e pertanto il ruolo di traino della Rete è meritato.

Cadono i server di Google? Spariscono i blog ospitati da Blogger, ma anche gli spazi pubblicitari che magari sostengono la nostra attività in Rete. I nostri siti privati che usano Google Analytics fanno fatica a caricare, la nostra posta (magari anche professionale) su Gmail è ferma. Si stoppa la Rete, rallenta la nostra vita privata e rischia di fermarsi anche il lavoro. E tutto per il problema di un’azienda.

Un anno fa era successo qualcosa di simile ad Amazon e questo aveva evidenziato la criticità nell’uso di servizi di cloud computing in ambito aziendale. Ora leggiamo delle enormi server farm di Facebook e ci domandiamo quanto possano essere sterminate quelle di Google e quanti problemi la nostra azienda potrebbe rischiare qualora scegliesse di gestire on the cloud le applicazioni in quegli stabilimenti.

Si tratta di un problema di urgente attualità e di difficile soluzione. Noi ci fidiamo ciecamente di Google e degli altri grandi fornitori globali, ma nulla può assicurarci davvero che, per quanto i loro servizi siano il meglio sul mercato e generalmente affidabili, tutta l’economia mondiale possa girare sui loro server. Eppure, ci stiamo arrivando, nemmeno troppo lentamente: che Dio sia clemente con i loro datacenter.

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