Gastrofanatici? No, però…

Ultimamente su Pollicinor fioccano i post food-related. Di queste tendenze ci si rende conto quando ci si trova nel mezzo: difficile prevederle, visto che un tumblelog segue necessariamente gli umori di chi lo scrive, ma anche il flusso informativo che lo circonda. E stavolta i segnali food-related, pur se inizialmente debolucci, si intravvedono oggi su numerosi blog e tumblelog.

Non si sta parlando dei siti delle cuoche/degli appassionati di cucina che descrivono le proprie ricette o semplicemente fotografano, spesso suscitando l’acquolina, le creazioni più riuscite; né delle piattaforme dedicate, tra cui brilla per completezza e qualità il network Dissapore. Ci si riferisce ai contenuti di chi la buona cucina la vive come fatto quotidiano, prima che come passione.

Molti di noi quotidianamente trangugiano junk food in ufficio, in attesa di una cena succulenta, che possa ripagare dalle fatiche quotidiane. A casa o al ristorante, poco importa: la voglia di mangiare bene si può declinare in maniera diversa a seconda delle opportunità e delle necessità del momento. E in qualche modo ciò che scriviamo in Rete ne risente, spesso positivamente.

I gastrofanatici sono in costante crescita, ma il profilo è diverso: servirebbe un’etichetta diversa per descrivere questo nuovo tipo di amanti della buona tavola. Se i primi sono appassionati di ingredienti sopraffini e smaniano di frequentare i locali suggeriti da Slow Food, i secondi ricorrono a 2spaghi e cercano un equilibrio quotidiano tra gusto, qualità, tempo, denaro, curiosità.

In termini di marketing, si tratta di un target molto interessante. Molti di noi non hanno la possibilità di inseguire pedissequamente i suggerimenti chic dei foodies più agguerriti, ma hanno disponibilità sufficienti (in termini economici e non) per sperimentarli, con modi propri; allo stesso tempo, non disdegnano di seguire i programmi televisivi che parlano di cucina in maniera leggera, spontanea.

Questo gruppetto di persone sta soffrendo, in questi giorni, a schierarsi con Stefano Bonilli o con Benedetta Parodi: sentono in maniera istintiva di dover dare ragione al primo, ma non riescono a disapprovare del tutto l’approccio pragmatico della cuoca televisiva. Di solito non è bello rimanere in mezzo al guado, ma stavolta ciò che conta è la bontà del cibo più che delle idee.

3 pensieri su “Gastrofanatici? No, però…

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