Wikileaks e Assange vs. mondo reale

È di poche ore fa la notizia che Julian Assange ha ottenuto gli arresti domiciliari, sotto la condizione di indossare un braccialetto elettronico e fare un salto quotidiano al commissariato di polizia. Molti attivisti tirano un sospiro di sollievo, altri sghignazzano: da bravo hacker, Assange può commettere tutti i crimini (se così si possono chiamare) che vuole, basta un PC.

Di tutta la storia della fuga internazionale dell’australiano e della guerriglia telematica che l’ha accompagnata, colpiscono soprattutto la continua (volontaria?) incomprensione reciproca tra (presunti) tutori dell’ordine e (presunti) martiri della libertà informativa: a ogni passo in avanti nel disvelamento delle (presunte) verità è stato contrapposto un esercito di stecchini.

Per quanto pungenti, gli stecchini volano via con un soffio. Invece di calare gli assi pesanti delle attività connesse alle delicata attività di spionaggio internazionale, i magistrati hanno continuato ad accusare Assange di crimini marginali, suscitando perplessità e prese di posizione negative anche da chi, in fin dei conti, dalle pubblicazioni di Wikileaks aveva ottenuto solo danni.

Da un lato è bene che il sito continui la sua attività di approfondimento, magari senza gli eccessi di protagonismo del suo fondatore; dall’altro, non è difficile immaginare colpi di coda di quest’ultimo che vadano oltre il gossip internazionale “svelato” negli ultimi rilasci e magari investano grandi organizzazioni, di carattere industriale, finanziario, o assicurativo.

Questo potrebbe creare nuovi baratri nella crisi che continua a perdurare e questo no, non è un bene. Quando la pubblicazione delle informazioni di Wikileaks inizierà a produrre effetti sul mondo reale quali licenziamenti o chiusure di aziende, Assange perderà l’appoggio dell’opinione pubblica, che fino ad ora si è dimostrata piuttosto positiva nei suoi confronti.

Tutti sembrano incrociare le dita per il destino di Wikileaks, che ha portato trasparenza tra i politici. Saltino le poltrone di coloro che hanno fatto una professione della menzogna; rimangano al loro posto, però, i decision maker, pubblici o privati, che magari sono ricorsi a più banali segreti industriali o commerciali: c’è già abbastanza tensione nell’economia mondiale.

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