Ora la televisione italiana sta cambiando davvero

Tra gli item rilevanti del 2010 non è stato citato il passaggio di significative porzioni della popolazione italiana alla televisione digitale terrestre. Il tema è infatti ampio e in qualche modo ciò che si è visto negli scorsi mesi è l’inizio di un fenomeno che richiederà ancora un po’ di tempo per manifestarsi in pieno. I segni di un cambiamento culturale, però, sono ormai evidenti.

Se si guardano i principali dati Auditel del 2010, salta all’occhio come le reti tradizionali Mediaset stiamo perdendo terreno in favore dei nuovi canali: satellitari ovviamente, ma anche del digitale terrestre. Perde terreno Canale 5 e nonostante le scelte di programmazione molto discutibili (es. regalare tutti i sabati sera autunnali a Maria De Filippi trasmettendo le repliche di Don Matteo) Rai 1 resta la rete più seguita.

Peccato che notoriamente il pubblico affezionato alle reti Rai sia sempre più anziano e per di più nemmeno così interessante per i pubblicitari, visto che non di solo Algasiv vive l’uomo. Le altre reti tradizionali, come sempre, non sono nemmeno pervenute: nonostante gli sforzi, La 7 o MTV o Deejay TV non hanno mai ottenuto sufficiente credibilità. Il trionfatore numero uno, anche dal punto di vista dell’impatto culturale, è il satellite.

Chi ha tenuto d’occhio i risultati durante l’anno ha visto un trionfo costante sul target AA e posizioni significative sull’audience totale e certo solo per il campionato di calcio. È vero che il dato significativo della voce satellitare (quasi il 15% di media) è la somma di tanti micro-ascolti, ma la qualità dei programmi della piattaforma è ormai un fattore chiave nel panorama culturale italiano. Le piattaforme digitali costruiranno una propria dignità altrettanto significativa? O rimarranno il salvadanaio di Mediaset?

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