Frequenze da riorganizzare urgentemente

Gli amici che vivono in alcune zone dell'Emilia Romagna per anni hanno visto il TG regionale del Veneto, a causa della configurazione del ripetitore sul Monte Venda (in provincia di Padova). Per molto tempo è stato detto loro che l'arrivo del digitale terrestre avrebbe risolto il problema; così non è stato e per mesi il TG dell'Emilia Romagna è stata ancora un'utopia.

Il caso è diventato rapidamente il più citato da chi ha criticato le modalità di passaggio al digitale terrestre, sottolineando come raramente abbia risolto i problemi pregressi e al contrario ne abbia introdotti di nuovi. Così tutto il mercato ha guardato con curiosità alla notizia di qualche giorno fa relativa agli interventi di miglioramento della situazione emiliano-romagnola.

L'attesa degli specialisti è ovviamente che aspetti contingenti di questo tipo vengano rapidamente risolti e il più volte annunciato anticipo dello switch-off nelle numerose regioni mancanti possa accelerare la liberazione delle frequenze da tempo destinate, almeno nelle dichiarazioni governative, al potenziamento della banda larga offerta dalle compagnie telefoniche mobile.

Sono in ballo gare da miliardi di Euro, contributi di risarcimento per operatori minori, piani di investimento pluriennali sia nel mondo televisivo che in quello delle telecomunicazioni: i palinsesti "digitali" iniziano ad avere un certo successo, ma è necessaria la copertura nazionale per renderli competitivi; sull'altro fronte, le reti LTE scalpitano per diventare realtà in Europa.

Ci saranno sicuramente delle vittime di questa evoluzione nello spettro dell'etere, ma è urgente che questa fase di incertezza termini al più presto. Qualcuno si lamenta delle frequenze tolte alle radio DAB, qualcuno ha paura che sparisca qualche TV locale: l'unica certezza è che solo a valle della redistribuzione delle frequenze almeno gli utenti saranno soddisfatti.

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