16 Dicembre 2011

L’austerity del salatino

Anche la nuova edizione del Regolamento dei FrecciaClub, le lounge dedicate ai frequent travellers di Trenitalia cui si accennava qualche settimana fa, rinnova il divieto che i “soci” conoscono bene: una sola consumazione di snack e bibita a testa. Un po’ ridicolo che una simile limitazione sia scritta nero su bianco su un documento ufficiale e poi ribadita di continuo con avvisi nelle sale ristoro; peraltro, come spesso avviene in casi simili, molti comunque la disattendono.

Quando era stata pubblicata l’edizione precedente, circa un anno fa, questa regoletta aveva sollevato l’ironia dei frequent flyers Alitalia: abituati al clima “volemose bene” delle lounge MilleMiglia e all’aperitivo sui voli Milano-Roma, prendevano in giro i forzati dell’Alta Velocità ferroviaria. Fino a pochi mesi fa vigeva ancora una sorta di allure positiva dei voli rispetto ai viaggi in treno e questi classici servizi extra confermavano il maggior “fascino” dell’aereo.

Poi nel corso del 2011 sono avvenuti due fenomeni opposti: Trenitalia, spinta dall’imminente ingresso di NTV, ha iniziato il rinnovo dell’offerta Alta Velocità, puntando proprio su queste piccole grandi comodità dedicate soprattutto a chi usa i treni non solo per viaggiare, ma anche per lavorare; Alitalia, a voler interpretare il clima di austerità di questi mesi, ha iniziato ad adottare piccole misure di contenimento dei costi, quali il taglio degli snack serviti a bordo.

Le due dinamiche e i nuovi assetti di pricing delle due compagnie, che in particolare nel caso di Alitalia hanno visto arrivare alle stelle i prezzi a tariffa piena, hanno decisamente imbufalito i consumatori (e far venire il sangue alla testa a qualche parlamentare); poi piano piano è subentrato il sentimento che ci sta accompagnando su tutti i fronti in questi mesi, quel senso di mestizia per cui c’è la crisi e quindi tutto crolla, fiducia in primis, tranne prezzi e tasse, che volano.

Molti di noi oggi possono fare mea culpa rispetto alla scarsa fiducia in Trenitalia relativamente all’evoluzione commerciale dell’Alta Velocità. Oggi bisogna riconoscere al vettore una rinnovata capacità di interpretare le esigenze degli utenti, soprattutto di quelli più esigenti. Perché sì, è vero che il clima di austerità richiede serietà da parte di tutti noi e tagli degli sprechi a tutti i livelli, ma non è detto che togliere salatini e aumentare prezzi sia la strategia di marketing migliore.

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Comments on L’austerity del salatino »

31 Ottobre 2012
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Pingback dall’articolo » Il caso estremo del BYOD @ 9:31 pm

[…] C’è un caso in cui il BYOD supera i confini dell’azienda ma allo stesso tempo rimane chiuso da evidenti limiti di diversa natura: è quello dei terminali personali utilizzati sui mezzi di trasporto di lunga distanza, treni e aerei in particolare. Se sui primi i servizi a valore aggiunto sono novità recente e sostanzialmente limitata ai Paesi che hanno investito sull’alta velocità, nei secondi c’è una vera e propria tradizione relativa all’intrattenimento di bordo. Fatta quasi sempre di costosi strumenti di bordo imbullonati sul sedile di fronte. […]

Dopo meno di un anno e mezzo Alitalia è tornata a offrire il mini-snack sui voli nazionali. Non solo in questi mesi la compagnia ha preso schiaffi a iosa da parte di Trenitalia e NTV, ma ha ormai anche perso il monopolio sulla rotta Linate-Fiumicino, che era stata l’unica ancora di salvezza dei bilanci durante i primi anni di vita di CAI. C’è poi stato un altro evento che ha contribuito al suicidio: la fine del programma Millemiglia 2008-2012 e l’avvio di una nuova edizione. […]

11 Giugno 2017
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Pingback dall'articolo » Un trasporto aereo normale @ 6:36 am

Alitalia è di nuovo in crisi e come già nel giro precedente, anche stavolta il primo segnale visibile sui clienti è il taglio degli snack, accompagnato stavolta anche dalla scomparsa di bibite calde e salviette. Mi domando veramente quali siano i risparmi corrispondenti, a fronte di voci di bilancio enormi come il Personale e il carburante, vera zavorra al collo in anni in cui il prezzo di mercato del petrolio andava a picco. […]

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