Lo strano rapporto tra Italiani e informazione televisiva

Il XXXIII Osservatorio sul capitale Sociale di Demos focalizza la propria attenzione sul rapporto tra Italiani e informazione. I dati sono interessanti soprattutto perché includono un minimo di prospettiva storica, permettendo di ragionare sull’evoluzione dei consumi informativi dal 2007 a oggi. Sorvolando sull’esiguità del campione (appena 1.301 intervistati), la ricerca conferma prima di tutto la forte frequenza di utilizzo della Televisione come fonte informativa quotidiana. Per ben l’83,6% la TV è il canale di riferimento, che cuba quasi 2 volte e mezzo Internet e Radio, 3 volte i quotidiani.

Ma è appunto il dato storico a incuriosire: mentre i valori di TV, radio e quotidiani sono tutti in calo di 3-4 punti tra 2007 e 2011, Internet si staglia aumentando del 50% di preferenze nel periodo, passando dal 24,8% al 37,8% delle citazioni. Un valore quantitativo che però non è l’unico asse di analisi interessante: la Rete viene infatti oggi citata da oltre il 40% degli intervistati come principale canale per avere un’informazione «libera e indipendente», circa il doppio della TV. Un atto di fiducia notevole, forse sopravvalutato, ma probabilmente scevro dall’effetto-Wikileaks degli scorsi mesi.

Le valutazioni qualitative sono sorprendenti sopratutto parlando di televisione. La credibilità di tutti i telegiornali nazionali, a parte quella di La7 e Rai News24, è in caduta libera; questo farebbe presupporre un atteggiamento maturo degli spettatori che premiano servizi informativi che cercano di puntare sulla qualità pur avendo (almeno nella percezione del campione) una connotazione politica verso centrosinistra. Sensazione probabilmente comune a Ballarò e Report, i programmi che ottengono il miglior rating in termini di fiducia (anche se il primo è in calo e il secondo in crescita).

Ma la stranezza implicita nella ricerca non è solo in questa identità tra qualità dell’informazione e voto a sinistra dei giornalisti; è anche e soprattutto nella netta preferenza per Striscia la notizia, che mette d’accordo circa 2 italiani su 3 come programma nel quale aver fiducia, seppur di taglio comico. Il “TG” di Ricci sembra avere una credibilità illimitata su tutti i potenziali spettatori, indipendentemente dal loro colore politico; molti gli riconoscono la dignità di servizio pubblico e appunto una significativa capacità di indipendenza. Forse non fa ridere più nessuno, ma è ritenuto utile (d)a tutti.

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