Lo sviluppo tecnologico non può passare attraverso le guerre brevettuali

Leggere le news del mondo informatico/telematico tra un po’ richiederà una Laurea in Giurisprudenza. Non c’è giorno in cui non spuntino fuori notizie relative a guerre legali internazionali, che interessano i prodotti più amati dai consumatori confrontati con brevetti che a volte riassumono giusto del buon senso o suonano troppo generici rispetto all’evoluzione del mercato.

Apple e Samsung si rincorrono ormai da anni tra tutti i tribunali del mondo, salvo poi collaborare dietro le quinte sui prodotti più noti (Samsung ad esempio fornisce molto hardware ad Apple). Da anni Microsoft, Oracle, IBM e le altre grandi del settore si ritrovano di volta in volta dalla parte delle vittime o dei carnefici. Nelle ultime settimane il focus è su Yahoo! e Facebook.

Scorrendo la lista dei brevetti che la prima ha contestato alla seconda, l’umore alterna tra l’ilare e il preoccupato: alcuni sono talmente vaghi che potrebbero impattare qualsiasi sito attualmente in produzione; altri fanno riflettere su quante occasioni abbia perso Yahoo! negli ultimi 10 anni per far valere i propri insight, la propria posizione un tempo di leadership.

Facebook è vicina alla quotazione in Borsa e non poteva certo lasciare che Yahoo! o altri turbassero la propria immagine in un simile momento, quindi l’unica azione possibile è stata comprare qualche centinaio di brevetti da IBM, che non è difficile immaginare siano altrettanto fumosi o comunque buoni per contobattere alle accuse di Yahoo!, forse ponendo fine alla questione.

Il tutto potrebbe risolversi come l’ennesimo tentativo per Yahoo! di risalire il burrone che si è scavata da sola, ma non sarà certo l’ultima evoluzione di un vero e proprio business model che aziende oggi in crisi stanno cercando di mettere in pratica: se non si hanno più idee, si cerca di far valere le intuizioni avute anni prima, prima che qualcuno le trasformasse in realtà.

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