Paesi emergenti, ma soprattutto sconosciuti

Quanti aeroporti ci sono in Italia con almeno 10 milioni di passeggeri l’anno? Due: ovviamente Roma Fiumicino e Milano Malpensa. Quanti aeroporti ci sono in Cina che rispondono alla stessa domanda? Secondo Wikipedia, ben 21:

  • Beijing Capital International Airport, Beijing, 78.674.513
  • Guangzhou Baiyun International Airport, Guangzhou, 45.040.340
  • Shanghai Pudong International Airport, Shanghai, 41.447.730
  • Shanghai Hongqiao International Airport, Shanghai, 33.112.442
  • Chengdu Shuangliu International Airport, Chengdu, 29.073.719
  • Shenzhen Bao’an International Airport, Shenzhen, 28.245.738
  • Kunming Wujiaba International Airport, Kunming, 22.270.130
  • Xi’an Xianyang International Airport, Xi’an, 21.163.130
  • Chongqing Jiangbei International Airport, Chongqing, 19.052.706
  • Hangzhou Xiaoshan International Airport, Hangzhou, 17.512.224
  • Xiamen Gaoqi International Airport, Xiamen, 15.757.049
  • Changsha Huanghua International Airport, Changsha, 13.684.731
  • Nanjing Lukou International Airport, Nanjing, 13.074.097
  • Wuhan Tianhe International Airport, Wuhan, 12.462.016
  • Dalian Zhoushuizi International Airport, Dalian, 12.012.094
  • Qingdao Liuting International Airport, Qingdao, 11.716.361
  • Ürümqi Diwopu International Airport, Ürümqi, 11.078.597
  • Sanya Phoenix International Airport, Sanya, 10.361.821
  • Shenyang Taoxian International Airport, Shenyang, 10.231.185
  • Haikou Meilan International Airport, Haikou, 10.167.818
  • Zhengzhou Xinzheng International Airport, Zhengzhou, 10.150.075

di cui la maggior parte, peraltro con valori di traffico enormi, in città che la maggior parte noi non conosce, non ha mai sentito.

La stessa sensazione si può avere leggendo lo studio pubblicato su McKinsey Quarterly a proposito delle economie emergenti e delle loro prospettive di crescita nei prossimi anni. Anche in quella sede vengono elencati e analizzati città e distretti cinesi per ora sconosciuti, ma che da qui al 2025 costituiranno un mercato da tenere d’occhio.

Non possiamo farne a meno: se è vero che la produzione industriale mondiale sarà sempre più guidata dalla stessa Cina (con eventuali delocalizzazioni in Africa come sempre più sta avvenendo) e il terziario evoluto avrà una sponda incomparabile in India, a noi rimarranno le nostre nicchie, da coltivare e far crescere quantitativamente.

Dal punto di vista della qualità, invece, il discorso è più delicato: in alcuni casi dobbiamo puntare tutto sul preservare il livello qualitativo (reale o percepito che sia) dei prodotti europei; dall’altro, dobbiamo migliorare drasticamente la qualità dei servizi e del turismo, visto che se riusciremo ad attrarre i nuovi borghesi, dovremo soddisfarli.

Ovviamente ci sarà anche chi ignorerà del tutto quelli che McKinsey chiama ancora eufemisticamente “Emerging Markets”, ma è una scommessa rischiosa: è pur vero che il rapporto al 2025 stima in 34 trilioni di dollari il consumo mondiale dei paesi sviluppati e a “soli” 30 quelli di questi nuovi mercati, ma nei primi la lotta sarà mortale.

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