Il massacro di MPS

Quando una sera la notizia ha fatto capolino su Corriere.it, molti dei consulenti che lavorano in ambito Finance hanno sentito un brivido lungo la schiena: difficile non aver lavorato almeno una volta con un grande gruppo come il Monte dei Paschi di Siena, magari proprio a servizio di David Rossi, responsabile della comunicazione suicida in ufficio.

Da settimane, mesi, MPS è sulla bocca di tutti; Centrodestra e Movimento 5 Stelle hanno insistito pesantemente in campagna elettorale e poi ancora dopo le elezioni sulla connivenza tra Centrosinistra e poteri forti nella città del Palio. Non deve essere stato facile per Rossi riuscire a mantenere la testa al di sopra del mare di melma che lo ha travolto.

Come molti dei colleghi Manager del terzo gruppo bancario italiano, Rossi è stato per anni criticato in Rete, infine si è trovato direttamente coinvolto nelle indagini su situazioni gravi e inimmaginabili dall’esterno. È terribile pensare a quanto debba essere stata forte la pressione per farlo arrivare alla decisione estrema di togliersi la vita.

Il massacro collettivo di Montepaschi non fa bene alla Banca, che è un organismo vivo formato da migliaia di collaboratori; non fa bene all’intera industry, che è già segnata da campagne intestine in un momento in cui tutti i player cercano di raccimolare l’attenzione e gli spiccioli di risparmiatori sempre più disillusi, critici, senza prospettive.

Forse la retorica pubblicitaria degli scorsi anni della banca nata nel 1472 oggi può risultare stucchevole, coi suoi spot firmati da grandi registi finalizzati a raccontare la storia di crescita del Paese; eppure solo gli ingrati non riconoscono gli investimenti MPS in ambito culturale, sportivo, artistico degli ultimi decenni a Siena, Mantova e non solo.

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