Privacy a corrente alternata

Quante volte abbiamo visto film polizieschi in cui un poliziotto ricostruisce la vita di un ricercato consultando i suoi tabulati telefonici o in cui fuggiaschi si pentono di aver utilizzato la carta di credito venendo letteralmente seguiti in tempo reale? Sono immagini così frequenti da essere diventate tòpoi di buona parte della narrazione contemporanea, non solo gialla.

Poi è arrivata l’estate 2013 e abbiamo iniziato a strapparci i capelli per il fatto che quelle intercettazioni, quei tracciamenti, avvengono davvero, in particolare negli Stati Unit: proprio la terra in cui quelle storie sono spesso ambientate, proprio il Paese che ora sta inseguendo per il mondo tale Edward Snowden trasformandolo istantaneamente in eroe romantico.

Non dovremmo essere poi così sorpresi per il fatto che basta un motore di ricerca scatenato sui social network per far scoprire ad altri tanto di noi; l’incapacità di gestire correttamente le informazioni personali è infatti talmente diffusa che qualche anno fa persino gli agenti della CIA erano stati rovinati dall’aver preso sotto gamba la potenza del Web.

Piuttosto, ci sarebbe da approfondire l’enorme raccolta di informazioni bancarie che in queste ore sta scaldando i motori in Italia, con pur nobili fini di lotta all’evasione fiscale. Siamo davvero bizzarri: seminiamo tracce in Rete di continuo, ci scandalizziamo per le TelCo cattive che tracciano gli SMS, poi ignoriamo la condivisione di tutti i dati con lo Stato.

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