I geek sono diventati glamour?

Essere geek oggi vuol dire essere alla moda o far parte di una nicchia ai margini?

Fino a qualche anno fa la risposta era abbastanza scontata; libri, serie televisive, film e fumetti per anni hanno da un lato strizzato l’occhio a un pubblico di nicchia che si sentiva accomunato sotto questa etichetta e dall’altro ironizzato su questo stesso pubblico a favore degli “altri”. La prima svolta forse è stata la progressiva diffusione dei gadget Apple, in particolare dell’iPhone. Nei mesi di lancio dello smartphone i vecchi appassionati di Apple si lamentavano di come la mela morsicata avesse lasciato la recinzione di love brand di nicchia per cercare un successo più esteso.

Poi è stato il turno di Big Bang Theory, lo show televisivo che ha cercato di costruire un ponte tra i due mondi, riuscendo al tempo stesso a conquistare con un salto mortale chi si sentiva ancora protetto dall’etichetta e coloro che ci scherzavano su. E che magari stavano cambiando abitudini senza saperlo. Recentemente Andrew Harrison su The Guardian si è chiesto a che punto è questa estensione alla massa di stilemi e passioni dei geek e i risultati della riflessione sono eterogenei. Probabilmente oggi dirsi geek è di moda; persino il mondo del business non è rimasto impermeabile.

Che sia merito della cosiddetta consumerization o di qualche programma televisivo poco cambia; probabilmente essere fan ossessionati di Star Trek è ancora terreno proprio dei veri aficionados, ma un certo uso di strumenti hardware e software è ormai fenomeno di massa. I più scaltri continuano a distinguere tra nerd e geek dissociandosi dai primi e sentendosi cool tra i secondi; al di là delle etichette, è un vero e proprio shift culturale in corso che in qualche modo riguarda la maggior parte degli Europei, non solo di quelli che passano 16 ore al giorno davanti a notebook, tablet, smartphone.

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