Zalone e Volo

Scorrere le classifiche cinematografiche di questo 2013 guidate dal film di Checco Zalone crea quasi un effetto distorsivo: è un successo talmente fuori scala che per essere raggiunto in termini di numeri di spettatori e fatturato richiederebbe la somma di decine di film italiani usciti negli stessi mesi. Quindi c’è chi dice “il cinema italiano non è morto se può arrivare a 50 milioni di Euro di biglietti venduti” e qualcun altro che dice “Il cinema italiano è morto se l’unico film di successo è Sole a catinelle”.

Se invece si dedica l’attenzione alle classifiche dei libri, spunta più volte il nome di Fabio Volo. I numeri complessivi sono imparagonabili visto il ristretto mercato editoriale italiano, ma l’impatto culturale non è dissimile: quando l’autore bresciano ha scritto su Twitter che gli avrebbero dedicato un volume dei Meridiani, molti sono rimasti sconvolti. Eppure, considerando alcuni dei volumi in finta pelle usciti per la celebre collana, le sue opere non sarebbero poi così stonate. Sicuramente più conosciute.

Il tributo delle masse nei confronti di Zalone e Volo è ampio ed è ormai consolidato da tempo; i critici si sono ritrovati a valutare le opere ed esprimere pareri più o meno positivi per il primo, anche per evitare di sembrare gli alfieri della torri d’avorio; il secondo ha pubblicato un articolo sull’inserto culturale del Corriere della Sera il cui contenuto più o meno era spiegare ai critici il perché meritava di pubblicare un articolo sull’inserto culturale del Corriere della Sera. E tutti i critici giù a parlarne.

Sarebbe bello fare un passo indietro di decennio in decennio per capire come i protagonisti culturali di ogni epoca venivano percepiti dai propri contemporanei. De Sica padre aveva un’accoglienza diversa di De Sica figlio? I marchigiani si strappavano le vesti in favore di Giacomo Leopardi? I filmetti softcore con le attrici discinte oggi tanto rivalutati avevano un’accoglienza positiva della critica? Ogni rappresentazione di Giuseppe Verdi era un successo? Le tirature di Italo Svevo erano così alte?

Non si vuole dire che fatturato da favola al cinema o in libreria sia sinonimo di qualità; i casi negativi in tal senso non mancano di certo, soprattutto in ambito audiovisivo. Si sottolinea solo che se delle opere culturali esprimono lo spirito del tempo solleticando le emozioni di chi ne usufruisce, il successo è meritato e non merita la damnatio memoriae e l’accusa di superficialità. Senza dimenticare che, se le relative industry sono così in crisi, ben vengano i soldini preziosi di Zalone, Volo e si spera molti altri.

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