Un’estate poco europea

Ora che anche il secondo turno delle amministrative è andato, che la suora ha vinto The Voice e recitato il Padre Nostro in diretta, che tutti gli occhi sono puntati sulle partite di calcio del Mondiali piuttosto che sulle infinite repliche che iniziano a inanellarsi nei palinsesti TV, rimane giusto la voglia di consultare i siti di viaggio per cercare qualche idea di vacanza intelligente; possibilmente in Italia, ché i soldi son pochi e non perché è colpa dell’Euro come pensano gli stolti.

L’Europa d’altra parte, lo si è ampiamente visto nei toni della comunicazione politica alle europee, è un buon capro espiatorio piuttosto che la patria comune cui ambire; i vari popoli europei si guardano in cagnesco e non è certo il calcio il motivo scatenante. Anzi, ogni partita è l’occasione per tirare in mezzo meta-discussioni pseudo-politiche e così già infuriano i commenti in Rete contro la Germania, nonostante non sia affatto scontato il match diretto ai Mondiali.

Mentre la Rai rischia grosso coi tagli lineari imposti dal Governo, il resto dei media nazionali si aggrappa all’evento per ottenere abbonamenti (Sky) o vendere qualche copia in più (quotidiani) prima dell’ennesimo blackout estivo. D’altra parte abbiamo perso il conto del numero di estati problematiche consecutive; probabilmente 6, forse 7. Alcune proprio da dimenticare, altre sfumate: ma il nero è un colore fin troppo presente nei nostri ricordi recenti, altro che verde speranza.

Prima che arrivi il bianco della neve, tutta l’Europa dovrà essersi riorganizzata intorno al nuovo equilibrio politico del post-elezioni, che ha un sapore simile alle “grandi coalizioni” che dalla Germania in poi hanno piano piano preso il potere in diversi Stati. Un cerchiobottismo politico che rende felici quelli che gridano la morte delle ideologie ma che annacqua in maniera imbarazzante il dibattito politico: un ulteriore motivo per cui tutti noi ci staccheremo ancor più dal palazzo.

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