Una carriera in tempi di crisi

A guardare le curve dei mercati azionari, c’è il sospetto che questa estate qualcuno voglia replicare, fortunatamente per ora con meno violenza, i tragici crolli dell’estate 2011. Quel periodo era stato definito come il secondo affondo della recessione “douple dip”, ora tutti su Twitter citano Justin Wolfers che parla direttamente di un “triple dip” in corso. Il copione è il solito: dati macroeconomici sconsolanti, accompagnati da venti di guerra e Paesi alle prese con fallimenti.

Ma stavolta il “triple dip” è specifico per l’Italia, visto che il mondo tutto sommato negli ultimi mesi ha ricominciato a crescere. I dati pubblicati da Confcommercio sono davvero sconsolanti: il nostro Paese sarebbe cresciuto di appena il 2,1% dal 1996 a oggi e sostanzialmente grazie alla piccola crescita pre-crisi; poi dal 2008 a oggi, un bell’11% in meno, con tutti gli indicatori macroeconomici sotto i piedi, nonostante l’ottimismo ostentato da alcuni politici.

Si cerca di dare come al solito la responsabilità all’Europa, ma in fin dei conti se i peers marciano a passo convinto non è certo perché abbiano “maltrattato” l’Italia; al massimo, sono riusciti a sfruttare meglio le opportunità offerte dal contesto, invece di piangersela come siamo abituati a fare noialtri. In fin dei conti anche questi post sui vari blog sono uno sfogo, ma d’altra parte pochi hanno davvero le leve per cambiare le cose, se gli interlocutori sono troppo pessimisti.

Fa impressione pensare a quanti professionisti abbiano visto la propria crescita bloccata in questi lustri, mentre nello stesso elapsed complessivo all’estero si è marciato su una crescita a due cifre, pur con tutta la crisi internazionale in mezzo. Fa male pensare a quanta creatività sia stata cestinata da parte di buyer poco avvezzi al cambiamento. Fa schifo capire di essere probabilmente nel Paese sbagliato, quando tutto il resto dell’Europa funziona bene, meglio.

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