La coscienza di Lufthansa

Con che faccia guarderemo nei prossimi mesi le hostess che si sbracciano a indicare uscite di sicurezza e sentieri luminosi sapendo che il pericolo possa venire non da un’avaria tecnica ma da un gesto sconsiderato di chi è in cabina di pilotaggio? Con che atteggiamento affronteremo i già di per sé noiosi (e a volte ridicoli) controlli di sicurezza in aeroporto ricordando la mote di centinaia di persone non per colpa di un terrorista dotato di una bottiglietta di acqua minerale ma dello staff di una compagnia aerea blasonata?

Domande come queste, negli scorsi giorni, hanno sicuramente attraversato la mente di molti di noi negli scorsi giorni, frequent flyers in primis. Non è detto che qualcuno meno propenso al volo ora decida di smettere del tutto; ma chi vola abitualmente affronterà i prossimi viaggi con un sorriso di solidarietà in più rispetto al personale di volo delle compagnie di fiducia. Tra le quali, bisogna dire, perderà molta credibilità Lufthansa; non basta dire che il volo era Germanwings per cancellare le responsabilità della casa madre.

Sarebbe d’altronde come ammettere che Germanwings e la sorella Eurowings (quanta confusione di branding negli ultimi anni) fossero il tubo di scappamento in cui riversare personale problematico e aerei vecchi 20 anni. Cosa che non si vorrebbe mai pensare di uno dei principali gruppi dell’aviazione internazionale, che tiene in piedi quasi da solo la Star Alliance e che nelle proprie campagne si è sempre vantato della propria matrice di affidabilità teutonica. Che poi, alla prova dei fatti, si è rivelata piuttosto scarsa.

Tutti a dare addosso a Lubitz, quasi a voler nascondere l’aereo vetusto o i carichi di lavoro massacranti della compagnia wannabe-low cost del gruppo Lufthansa. Un maldestro tentativo di fare PR sulla pelle di un povero cristo per salvare la coscienza del management. Un rincorrere i giornalisti per far loro raccontare una versione dei fatti “ufficiale” quando le indagini sono appena iniziate e potrebbero avere esiti clamorosi. O forse averne nessuno, visto la disintegrazione dell’aereo, ma anche della nostra fiducia.

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