L’ADCI si rinnova, tra giovani pubblicitari e vecchi problemi

Restituisce il sorriso, dopo mesi di perplessità, la svolta “tradizionalista” dell’ADCI: scampato il brivido di vedere l’Associazione guidata da qualche Web Consultant da strapazzo, ora si può dire che il nuovo Consiglio Direttivo verrà guidato da dei bravi pubblicitari. È facile osservare il curriculum di Marco Cremona, neo-Presidente, o quello di Stefano Colombo, suo vice, per intuire le storie di due persone giovani, ma dalle belle esperienze creative nell’ambito di agenzie del calibro di Young & Rubicam, Publicis, McCann Erickson. Ma si può anche scorrere l’elenco dei componenti del nuovo Consiglio Direttivo per trovare altri nomi interessanti, non solo di pubblicitari “in senso stretto”: una qualche forma di equilibrio è stata seguita.

Si ironizzava sopra riguardo alla “febbre dei Web Consultant” vista negli ultimi anni in seno all’ADCI per sottolineare il ruolo assunto da alcune figure di modesta professionalità in mezzo al convivio della più importante associazione italiana di professionisti del mondo pubblicitario. Accanto a Creativi (con la “C” maiuscola) come Marco Massarotto, che hanno apportato alla vita dell’Associazione un aiuto concreto nel cogliere le opportunità di Internet e dintorni (proprio il blog dell’ADCI gestito da Hagakure ne è esempio), si è assistito ad un fiorire continuo di elucubrazioni fini a sé stesse, finalizzate a promuovere le proprie micro-Web agency o la propria attività di consulenza free-lance piuttosto che un uso consapevole della Rete come strumento promozionale.

Questo ha fatto sì che i “veri” creativi, quelli che si occupano veramente di advertising e non di funamboliche campagne di ottimizzazione dei risultati sui motori di ricerca (yawn), abbiano finito per guardare con enorme sospetto a tutto ciò che a Rete e dintorni è correlato. C’è stato chi, come Maurizio Goetz ha fatto a più riprese, ha cercato di spronare i componenti dell’Associazione a guardare con nuova sensibilità al lavoro dei colleghi creativi confinati nelle lande del “Digitale” (così solitamente vengono chiamate le attività relative a Internet e dintorni in seno all’ADCI), ottenendo in cambio solo un’ulteriore levata di scudi da parte dei “professionisti del Web” di cui sopra, auto-elettisi portatori unici del verbo Internettaro.

Il mercato “creativo” di Internet, rispetto a quello delle grandi agenzie pubblicitarie, è troppo piccolo e frammentato e per comprenderlo a fondo saranno necessarie iniziative serie. Paradossalmente, proprio la guida da parte di pubblicitari di buona esperienza e tutto sommato provenienti da esperienze “tradizionali” potrà sanare la ferita tra “creativi pubblicitari” e “creativi digitali” (sigh), sperando nel confino per chi in questi anni ha cercato solo di spillare un po’ di (brutte) consuetudini di Rete nei gangli dell’ADCI: è ora di smettere di blaterare di Web 2.0 a tutti i costi e di pensare a risolvere i problemi di una professione, quella del creativo, che presenta poche tutele e alti rischi professionali. E ciò succede in qualsiasi agenzia, tradizionale o meno essa sia.

2 pensieri su “L’ADCI si rinnova, tra giovani pubblicitari e vecchi problemi

  1. Non è che qualcuno deve essere d’accordo con questa analisi, la cosa sconvolgente è che di questi temi ai creativi italiani non gliene frega niente. Sono totalmente immersi nel loro brodo e non partecipano al dibattito che invece altrove è vivo, tra gli stressi creativi.

  2. La tematica è scottante. Certo è che le associazioni di categoria si interessano a tutto tranne che all’effettiva tutela della professione e alla conseguente difesa della qualità del lavoro. Le ragioni di questo disinteresse che affonda le sue radici in decenni di omertà non sono date sapersi: per quale motivo la comunicazione (advertising in senso lato) non ha un albo professionale riconosciuto? Perché voler conoscere un tariffario ufficiale è paragonato a un sacrilegio, mentre psicologi e traduttori (i quali fanno mestieri alo stesso modo difficilmente misurabili) hanno tariffari codificati per ciascuna delle loro competenze? Chissà se qualcuno mai si degnerà di dare una risposta a queste domande…

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