La fine ingloriosa della coda lunga

Visto che in Rete tutto si muove per simpatie/affetti/innamoramenti, persino quando si parla di economia/marketing/trend di mercato, non è difficile ricordare le migliaia di messaggi eccitati a proposito di Chris Anderson e della sua coda lunga. Lettori o meno di The Long Tail, tutti ci sentivamo in diritto di esprimere il nostro parere su un’idea rivoluzionaria: che sarebbero stati i micro-gusti, le decisioni individuali, le tendenze sotterranee e non più le imposizioni dall’alto a guidare le evoluzioni dei principali settori economici, industria culturale in primis.

Mentre ci imbottivamo di gadget tecnologici uguali per tutti (leggi iPod) e rendevamo di massa anche quelli nati come “di élite” (leggi iPhone), dichiaravamo che li avremmo riempiti di materiali sonori di gusto sopraffino e peculiare, finendo poi per saturarli di hit estive e tormentoni della pubblicità. Lo stesso fenomeno poi visto anche in termini di libri e film: leggermente più guidati dal passaparola i primi, totalmente guidati dai gusti di massa i secondi. Qualche piccola stellina in ambito editoriale, le solite stellone in ambito cinematografico.

Negli scorsi giorni, The Economist ha evidenziato che il re è nudo. Con un dossier equilibrato e non gridato, ha rilevato il successo del vampiresco New Moon e ha ipotizzato un probabile successo di Avatar, a confermare la rinascita dei grandi blockbuster rispetto al previsto boom delle produzioni alternative. I numeri riportati dal giornale sono impressionati e dovrebbero far fischiare le orecchie a Chris Anderson che, nel frattempo, fa finta di aver parlato sempre e solo di “altro”, concentrando la sua attenzione sul mercato delle news.

Può essere che il destino florido della coda lunga sia stato limitato dai limiti cognitivi dell’uomo, più propenso a seguire il gregge piuttosto che individuare nicchie appassionanti. Il problema è che le evoluzioni del mercato per inseguirla hanno esiti imprevedibili: ad esempio, si lancia il digitale terrestre per aumentare il numero di canali a disposizione dell’utente, poi li si nasconde ancora di più di come avveniva sulle frequenze analogiche. Abbiamo inseguito il mito del meglio per ognuno, siamo finiti sotto il giogo del meno peggio per tutti.

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