Anche lo staff di Stanca usa il Principio di Pareto – Juran

Saverio Manfredini pubblica su Punto Informatico un accorato articolo sulla lista degli “auditi” dalla Commissione Interministeriale sui contenuti digitali nell’era di Internet (che brutto nome), lamentando la scarsa presenza di movimenti no profit ed altre realtà che non vedono i contenuti digitali esclusivamente come fonte di reddito. Si sviluppa, come al solito, la discussione sul tema (non tanto nuovo, tra l’altro), con i consueti arroccamenti su posizioni qualunquistiche o pretestuose. Che noia.

Bisognerebbe capire, piuttosto, quali erano gli obiettivi dell’audizione. Leggendo il documento Traccia dei temi pubblicato dal Ministero di Stanca, si capisce chiaramente che si trattava di una riflessione sul business dei contenuti digitali più che sulle dinamiche sociocomunicative degli stessi o sui diritti (e doveri) dei navigatori. La critica per l’assenza della Free Software Foundation Europe è legittima fino ad un certo punto, visto che l’Associazione Software Libero, che vi è affiliata, era presente; quella per il mancato coinvolgimento di New Global lo è ancora meno.

Basta guardare le pagine che quest’ultima associazione dedica ai lavori della Commissione per capire che non è così difficile capire il motivo per cui il Ministero non l’ha presa in considerazione. Le critiche all’operato della Commissione partono criticando la pubblicazione del documento di cui sopra in versione Powerpoint invece che in XML o in formato solo testo. Gli aderenti all’associazione hanno dovuto scaricare un viewer per guardare il file: chissà cosa avrebbero dovuto fare, gli utenti comuni, per accedere con tranquillità alla versione XML, distribuirla comodamente e magari scriverci su. L’attacco va avanti con una divagazione sull’esterofilia del mercato dei prodotti multimediali. Si finisce tirando in ballo la Dichiarazione di Ginevra sulla Proprietà Intellettuale. Si rimane, dopo aver letto l’intervento, in dubbio sul perché un Ministero dovrebbe interessarsi a questo tipo di “suggerimenti” di nicchia. Viva la democrazia, ma allora verrebbe da dar voce ad associazioni ben più radicate.

Tutto ciò, tuttavia, non deve servire come giustificazione del mediocre lavoro svolto dalla Commissione, anzi. Semplicemente, è evidente che Vigevano e soci hanno seguito il più basilare dei principi gestionali: l’80/20 di Pareto – Juran. Microsoft più Apple fanno ben più dell’80% dei sistemi operativi installati. Vodafone, Wind, H3G e Telecom Italia coprono il 100% del mercato della telefonia mobile italiana. L’AIIP copre almeno l’80% dei provider medio – piccoli, e così via.

Hanno individuato, insomma, gli attori principali del mercato ed hanno chiesto loro, in un’ottica più Europea che Italiana, cosa pensassero dell’andamento e dei possibili sviluppi. Da qui a dire che è la tecnica migliore, lo sforzo ci vuole. Che sia un’occasione sprecata, lo si vede tutti. Ma non trinceriamoci dietro la solita retorica da collettivo antagonista: il mercato europeo dei contenuti digitali sta esplodendo e lo farà sempre di più in futuro. Cerchiamo di non lasciarci schiacciare, come potenziali clienti e come potenziali produttori di contenuti, dietro le barricate del peer to peer legale a tutti i costi.

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